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"Il volto di Dio Padre nella iconografia cristiana" "Il volto di Dio Padre nell'iconografia cristiana" è l'impegnativo tema affidato a mons. Crispino Valenziano docente presso il P. Istituto Liturgico S. Anselmo di Roma per questa Giornata. Una premessa è indispensabile, afferma il relatore: l'icona è un altro modo di scrivere ciò che è detto nella Parola. Sicché il problema è di educarsi ed educare "a guardare la Parola e ad ascoltare le immagini". Solo così si inizia a fare esperienza della Parola contemplata. Tre osservazioni, a suo dire, sono importanti nel porsi di fronte all'immagine sacra, e in particolare a quella che intende raffigurare il volto del Padre. 1. L'icona cristiana non è illustrazione e nemmeno semplice catechesi. E' figurazione che riflette l'esperienza celebrativa, la memoria ecclesiale del Signore, e tende al coinvolgimento esperienziale celebrativo. Ciò vale anche per il volto del Padre, che nessuno ha mai visto direttamente. La nostra memoria del Padre sta nel "bene-dirLo" così come il Padre ci ha "bene-detti" nel Cristo. 2. L'icona non può mai prescindere dalla interrelazione trinitaria. Non possiamo parlare del Padre senza fare riferimento al Figlio e allo Spirito. 3. La raffigurazione del Padre è in ogni caso il tentativo di esprimere la natura del Dio uno e trino: traguardo pressoché irraggiungibile e tuttavia irrinunciabile. Nella storia dell'arte cristiana i tentativi di raffigurare il volto di Dio sono stati influenzati da diversi passi biblici, con esiti più o meno felici. Si va dalla persuasione che Dio non si possa vederlo se non "di spalle" come lo aveva visto Mosé, alla più facile e ricorrente suggestione dell'"Antico dei giorni" che viene da Daniele, alla raffigurazione nel Figlio suggerita dalla risposta di Gesù a Filippo: "Chi vede me vede il Padre", alle "paternità" dove Gesù bambino è raffigurato sulle ginocchia del Padre, alle immagini "catechetiche" ispirate al Salmo 109 ("Siedi alla mia destra") dove la preoccupazione è di mostrare l'uguale dignità delle divine Persone (Rubens, Velasquez...) E si potrebbe continuare con le rappresentazioni emblematiche ("la mano eloquente" che addita, nei mosaici di Ravenna) o con quelle ispirate a parabole evangeliche: del figlio prodigo e dei vignaioli omicidi. Al di là di queste diverse linee espressive c'è un'indicazione illuminante del Vaticano II: il rischio di fare antropomorfismo di Dio deve lasciare il posto al teomorfismo dell'uomo. Il volto di Dio va cercato nel volto del fratello. L'icona più difficile da riconoscere e da rappresentare è forse quella dell'uomo divinizzato, dell'uomo-Dio, del santo. In ogni caso, mai dimenticare che sotto ogni immagine sacra vi è un programma, anzi quando l'immagine è degna, una liturgia.
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