Centro Azione Liturgica - Diocesi di Mantova
50a Settimana Liturgica Nazionale
"A te Dio Padre onnipotente ogni onore e gloria"
Mantova, 23-27 agosto 1999

Le Serate Culturali

 

Mercoledì 25 agosto - ore 21,30
GRAZIE DI CURTATONE - Sagrato del Santuario

W.A. Mozart e la Musica Sacra

Se si scorre la cronologia della musica liturgica di Mozart, immediatamente è agevole percepire come essa si situi quasi esclusivamente negli anni salisburghesi, e sia riferibile al suo servizio presso la cappella di corte del locale principe-arcivescovo, Sigismund conte di Schrattenbach, fino al 1771.
Mozart, da Konzertmaister, musicò circa settanta messe e tra le composizioni liturgiche di minori dimensioni non mancano testi di Offertori, o brani da utilizzare in diverse occasioni celebrative: mottetti, ma anche sonate strumentali, di solito per l'Epistola alle Messe.

Programma:

Missa in Do maggiore, KV 317 "Dell'incoronazione"

Kyrie
Gloria
Credo
Sanctus
Benedictus
Agnus Dei

Ave Verum corpus KV 618

Exultate, jubilate KV 165

Esecutori: Hiromi Homura (soprano), Agnese Vitali (mezzosoprano), Giuliano Di Filippo (tenore),
Coro Polifonico Lombardo,
Orchestra del "Teatro Verdi" di Buscoldo
Direttore: Mű Daniele Anselmi 

Giovedì 26 agosto - ore 21,00
BASILICA PALATINA DI S. BARBARA

Visita alla Basilica tra arte, musica e storia

Esecuzione di canti e brani musicali d'epoca

(Commento artistico di Mons. Roberto Brunelli)

Programma:

Musiche di

Marcheto Cara,
Salamone Rossi,
Girolamo Frescobaldi,
Claudio Monteverdi

Esecutori: Strumentisti Ducali dell'Istituto Diocesano di Musica Sacra di Mantova

Giovedì 26 agosto - ore 21,00
CENTRO STORICO DI MANTOVA

Un itinerario in città tra arte e fede

  

Centro storico di Mantova è la piazza Sordello, che prende nome dal poeta citato da Dante. La circondano nobili edifici: al n. 12, il medievale palazzo Bonacolsi ora Castiglioni, della famiglia di Baldassarre, l'autore del "Cortegiano"; al n. 15, il settecentesco palazzo dei marchesi Bianchi, ora episcopio (qui visse, negli anni in cui fu vescovo di Mantova, San Pio X) nonché sede della curia vescovile e del ricchissimo Archivio Storico diocesano; di fronte, la reggia gonzaghesca; tra i due, il duomo.

Il duomo è la cattedrale; ricostruita nel sec. XI, porta i segni dei continui interventi di abbellimento succedutisi nei secoli che ne fatto, insieme con le numerose memoria custodite all'interno, un'articolata sintesi delle vicende storiche, artistiche e religiose della città. La facciata (che in certo modo si prolunga in quella neoclassica del seminario diocesano) è settecentesca; il fianco destro è gotico; il campanile, romanico. Il solenne interno è l'ultima creazione di Giulio Romano, arricchita da affreschi e tele di ogni epoca; vi sono annessi la sontuosa cappella del SS.mo Sacramento, il santuario quattrocentesco della Beata Vergine Incoronata e una monumentale sagrestia. Tra i tesori spirituali del tempio, i venerati corpi di otto santi mantovani, compreso quello incorrotto del patrono della diocesi, Sant'Anselmo di Lucca (1035 circa &endash; 1086; festa il 18 marzo).

La reggia, più nota come Palazzo Ducale, costituisce uno dei più vasti complessi edilizi d'Europa; vera "città nella città", comprende, articolati intorno a 15 piazze e giardini, la residenza degli antichi signori, strutture militari come il castello, una basilica e innumerevoli tesori d'arte. Tra essi, da segnalare il ciclo affrescato da Pisanello, la celebra "Camera degli sposi" di Mantegna, una serie di arazzi su cartoni di Raffaello, dipinti di Giulio Romano, Rubens, Tintoretto e altri grandi maestri, ricchissime raccolte di sculture greco-romane, medievali e rinascimentali, magnifici soffitti e arredi.

La facciata della reggia che prospetta sulla piazza Sordello è la parte più antica, costruita già dai Bonacolsi, i signori che precedettero i Gonzaga. Verso il fondo della piazza, un passaggio consente di accedere ad alcuni spazi interni, a cominciare dalla rinascimentale piazza Castello dove, al di sopra del porticato, emergono le torri del castello di San Giorgio nonché il campanile e i due singolari lucernari della basilica di Santa Barbara, voluta dai Gonzaga nel Cinquecento come tempio della corte. La sua facciata prospetta sulla vicina piazzetta, da dove una rampa porta alla piazza Lega Lombarda, ora tenuta a giardino.

Di qui un altro passaggio riporta in piazza Sordello. L'arco ai piedi della torre detta della Gabbia introduce al quartiere medievale, con le piazze Broletto e delle Erbe su cui si affacciano i palazzi dell'antico Comune.

Spartisce le due piazze il Palazzo del Broletto, costruito nel 1277 (la data si legge nell'epigrafe murata nella facciata riguardante la Piazza del Broletto, ed è confermata dal "Breve Chronicon Mantuanum"). Turrito, a pianta irregolare, con un cortiletto interno e una suggestiva scala coperta; vi è addossato un duecentesco monumento a Virgilio, il più antico dei tanti che la città ha eretto al suo illustre poeta. Sulla piazza delle Erbe stanno in successione, dopo il Broletto, il Palazzo della Ragione, costruito nel 1250 inglobando più antiche strutture. Connotato da una pianta allungata, l'edificio ospitava al pianterreno numerose botteghe; il piano superiore era costituito da un ampio salone, ove si amministrava la giustizia.La vivace tonalità del cotto in uniforme stesura, nella facciata superiore della facciata prospiciente la piazza delle Erbe, trova inopportuno contrasto nel ritmo lezioso del sottostante porticato cinquecentesco. A fianco troviamo la Torre dell'Orologio, portata a compimento nel 1473 (recentemente rimesso in funzione), opera di esemplare correttezza, concepita nel rispetto della scala urbana, quale cesura tra il Palazzo della Ragione e la rotonda di San Lorenzo, una chiesa di forme evocanti il Santo Sepolcro di Gerusalemme, fatta costruire da Matilde di Canossa sul finire del sec. XI. La pianta è circolare, con un'absidiola in asse con l'accesso; l'esterno appare come la sovrapposizione di due cilindri; la muratura compatta, che ha la tonalità calda del cotto, è appena scandita dal ritmo irregolare delle esili semicolonne e dall'ininterrotta sequela degli archetti pensili.

Davanti a S.Lorenzo

Veni creator Spiritus

Armonie religiose tra il XII ed il XIV secolo

Il concerto, eseguito con stili e strumenti d'epoca, viene proposto in costume e si pone come obiettivo un rigoroso ma accattivante viaggio nella musica sacra, principalmente paraliturgica, del tardo Medioevo e dell'Ars Nova.

Esecutori: Ensemble Stella Nova (Roberto Quintarelli, Vittorio Zanibelli, Claudio Demicheli, Domenico Baronio).

Programma:

Ingresso (itinerante)
Anonimo - Conductus referentium vasa (Luders Danielis)
Prima Presentazione
Inno Ambrosiano - Veni Creator Spiritus
Anonimo - Ave Donna Sanctissima (Lauda)
Anonimo - Angelus ad Virginem (Strum.)
Anonimo - Tempus Adest Floridum (Pia Cantione)
Seconda presentazione
Anonimo - Altissima luce (Lauda)
Alphonso El Sabio - Pois que dos reys (Cantiga)
Anonimo - Cunti simus (Llibre vermell)
Anonimo - Personent Hodie (Pia Cantione)
Epilogo (itinerante)
Anonimo - Stella splendens (Canto dei pellegrini)

 

Passando davanti alla raffinata Casa del Mercante, gotico-rinascimentale, si giunge alla piazza Mantegna, su cui dominano, diversamente splendidi, campanile (gotico, 1414) e facciata della basilica di Sant'Andrea. Terza delle chiese costruite in successione sul luogo del ritrovamento del Preziosissimo Sangue (secondo tradizione, portato a Mantova dal milite che trafisse il costato di Gesù), è il capolavoro di Leon Battista Alberti e uno dei massimi esiti dell'architettura rinascimentale. La facciata fonde i "tipi" antichi del tempio con timpano e dell'arco di trionfo; l'interno, ad aula voltata a botte con profonde cappelle laterali, ha ispirato la forma di innumerevoli chiese nel mondo intero.

Costruita a partire dal 1472, la basilica si è arricchita nei secoli della vasta cripta (dove è custodita la reliquia, visibile il Venerdì santo quando viene portata in processione notturna per le vie della città), della cupola (progettata nel Settecento da Filippo Juvara) e dipinti e sculture, segnati tra gli altri dai nomi di Mantegna, Correggio, Giulio Romano, Canova.

Uscendo dal transetto sinistro in piazza Alberti, è possibile ammirare la mole della basilica, l'eleganza del campanile e quanto resta dell'antico monastero. Di qui un raccolto passaggio riporta in piazza Mantegna da dove, prendendo per via Verdi, si giunge presto nella raccolta piazza Canossa, d'impronta barocca. La domina il palazzo dei marchesi di Canossa (nessuna parentela con Matilde), la ingentiliscono il palazzetto con fontana, l'edicola Liberty e l'oratorio della B.V. del Canossa, più nota come "Madonna del Terremoto", il cui interno è un piccolo gioiello dell'architettura.

Per vicolo Albergo, via Cavour e via Sant'Anna si giunge alla vasta piazza Virgiliana. Un tempo insenatura del Lago di Mezzo, sul finire del Settecento fu bonificata e sistemata a parco, in cui collocare un monumento a Virgilio. Quello attuale risale agli inizi di questo secolo, mentre neoclassici sono gli edifici più belli che delimitano la piazza. Al n. 55 è quello che ospita il Museo Diocesano.

Il Museo Diocesano Francesco Gonzaga è il maggiore dei musei aperti nella diocesi di Mantova e porta il nome del Venerabile Francesco Gonzaga, vescovo dal 1593 al 1620, grande promotore di arte sacra. E' ospitato nell'ex-convento di Sant'Agnese, dove ampi spazi consentono di raccogliere opere di genere disparato, dismesse dalle chiese o generosamente donate da privati, che spaziano per provenienza da tutta Europa e per datazione dagli Etruschi ad oggi.

Un ordine logico delle opere esposte vede pittura, scultura e oreficeria, di eccelsa qualità (tra gli altri, di maestri come Mantegna, Correggio, Cellini, Fetti), distribuite nel tempo ad evocare le fasi storiche della cultura mantovana. Accanto ad esse, una serie di prestigiose raccolte tematiche, comprendenti il maggiore corpus di armature italiane quattrocentesche, un'incomparabile collezione di smalti di Limoges, una serie di stupendi avori, quasi tutte le opere di oreficeria superstiti tra quelle appartenute ai Gonzaga, la più cospicua serie di dipinti di Bassani e Lanfranco.