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Non prova, bensì sicuro e coinvolgente anticipo di Giubileo, è stata la celebrazione dei Vespri presieduta da mons. Piero Marini nel crepuscolo di martedì 24 agosto. L'assemblea che affollava la navata stavolta appariva una sorta di enorme stuoia punteggiata ovunque del bianco indossato dalle suore e del grigio-azzurro portato da tantissimi sacerdoti di tutte le età. Assai numerosa anche la presenza dei mantovani (bimbi in carrozzella compresi) che hanno scelto di lasciare portici e piazzette per seguire e mescolarsi ai tanti forestieri fluenti in S. Andrea. Cantare e pregare insieme è venuto da sé. Farlo con l'accuratezza, le sfumature, l'armoniosità delle voci soliste e la potenza delle voci di tutti all'unisono, ha significato inforcare con forza una delle coordinate espressive di testimonianza proprie alle celebrazioni giubilari. Un tocco particolare, l'ha impresso il Maestro delle celebrazioni liturgiche pontificie conducendo l'assemblea dentro una disarmante e insieme stimolante immersione nella lettura breve dalla Lettera agli Efesini e che parla di "piena maturità di Cristo" da costruire uniti, ciascuno secondo il "servizio" o "il ministero" affidatogli. Ed è stato passando in rassegna una lunga, variegata sequenza di tali servizi o ministeri e loro senso e significato, che mons. Marini ha sciorinato sull'assemblea una serie di interrogativi severi ed inesorabili quanto lo può essere un esame di coscienza affrontato al cospetto dell'assoluta priorità di Cristo. Quindi ha concluso invitando ad un umile, consapevole ripasso della verità che è Lui a costruire e distruggere, innalzare e rovesciare, soccorrere e disperdere come canta la Vergine nel suo Magnificat. Rita Protti Tosi |