La Pasqua del Giubileo - Dal magistero del vescovo nelle celebrazioni pasquali

Messa del Crisma: "Siamo vasi di creta ma il Signore è con noi"
Venerdì Santo: "Un giudizio austero sui nostri clamori"
Domenica di Pasqua: "La vita nuova del Risorto è uno Spirito nuovo"

 Venerdì Santo

"Un giudizio austero sui nostri clamori" 

Siamo qui sotto lo sguardo di Maria che stava ritta ai piedi della Croce - e qui ispira la nostra preghiera dalla Torre dell'Orologio - per evocare quell'estremo spasimo di amore del Crocifisso e per chiederci quale significato, quale portata esso abbia per noi e per il mondo. Egli è l'"Unico" tra le creature umane di tutti i tempi, perché è l'Unico che percorre l'itinerario della vita in un orizzonte di senso pieno: sa di dove viene, non perde una giornata, sa dove va. Di sé può dire: "Io sono uscito dal Padre e sono venuto in questo mondo; ora lascio di nuovo questo mondo e torno al Padre!"

Se appena si riesce a guardare e a credere in Lui, anche il nostro sudore e la nostra esistenza finiscono per prendere senso pieno: noi pure come Lui - che è il Primo e il Primogenito di tutti noi - veniamo dalle buone mani di Dio, triboliamo e viviamo insieme nelle buone mani di Dio, insieme torneremo alle buon mani di Dio.

Chiesa e cristiani, per Pasqua soprattutto e nell'anno del Giubileo, non intendono solo commemorare il dramma glorioso del loro Fondatore. Fanno Pasqua con Lui! E, cioè, lo riconoscono vivo, misteriosamente ma realmente presente nel segno del Vangelo, del Perdono e dell'Eucaristia; e nel volto del prossimo, soprattutto se il prossimo ha fame, ha sete, è nudo, è carcerato!

E si lasciano attrarre dal grande orizzonte di vita di Gesù; ma per mettere bene i piedi per terra là dove li ha messi Lui. Cioè, là dove c'è da ritrovare e riattivare tanta misericordia e perdono, energia di riconciliazione, rispetto e accoglienza, solidarietà e carità; e dove c'è da fare bene il proprio dovere, in gratuità spirituale fino a dare in perdita le proprie giornate anche se non trovi alcuna riconoscenza per quello che fai. Lo fai muovendoti tenacemente nell'orizzonte della vita di Gesù: perdoni, edifichi fraternità, non lasci indietro nessuno, soprattutto ami e basta!

E' Anno Santo, Anno di grazia del Signore come si dice con più esattezza.

Per la serata inoltrata del Venerdì Santo, mi venne spontaneo proporre una processione da Sant'Andrea a Piazza Erbe; e una sosta in quel cuore della città, per un momento composto di esaltazione della Croce e dei "Sacri Vasi" che sono da secoli memoria mantovana popolare estremamente preziosa e cara del Sangue di Cristo.

Stando tra tanta gente, ho pensato di ascoltare e proclamare la pagina evangelica delle "Beatitudini" non nel contesto di una collina verde in cui Gesù ebbe ad annunciarle all'inizio della sua predicazione ma, appunto, nel contesto delle nostre piazze e sotto i segni dell'Uomo crocifisso e del suo Sangue.

Sulla piazza, sulla città, più estesamente su tutta la comunità mantovana, piovevano con particolari risonanze quei messaggi: "Beati i poveri in spirito, gli afflitti, i miti, gli affamati e assetati di giustizia, i misericordiosi, i puri di cuore, gli operatori di pace. E beati coloro che sono insultati, perseguitati e pestati sotto il peso di ogni sorta di menzogna, o da interessi senza pietà, o da giudizi senza alcuno spiraglio di misericordia o di redenzione e di reinserimento umano.

Pioveva cioè su di noi da quei simboli del "Crocefisso per amore" un soffio sofferto e però sicuro di umanità pura, e un conforto.

Ma pioveva anche un giudizio austero e chiaro sulle nostre stonature, su ostentazioni e stili di vita che mortificano i poveri, su arroganze, impunità, litigiosità; e su clamori, impunità, comportamenti e progetti sociali ed economici irriguardosi di Dio e del prossimo debole o straniero tra noi.

Quelle Beatitudini piovevano comunque dalla Croce su di noi anche come progetto di vita comune, di città, di convivenza umana bene amministrata; e di cambiamento sensato e credibile.

 

+ Egidio Caporello, Vescovo

 

 


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