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E' a partire da interiorità che prendono significato e diventano fecondi anche i segni più propri dell'esperienza del Giubileo: il Pellegrinaggio, innanzitutto.
La chiesa parrocchiale e la Cattedrale Il primo pellegrinaggio, il più praticabile per tutti, è quello che porta dalla famiglia alla propria chiesa parrocchiale, o alle chiese dove è la memoria e dove sono gli appuntamenti degli avvenimenti cristiani della vita. Andando oltre, il pellegrinaggio da privilegiare è quello che porta alla nostra Cattedrale; e il significato è quanto mai importante per un buon Anno Santo. Meglio se, alla Cattedrale, si potrà unire anche il pellegrinaggio alla Basilica di Sant'Andrea, dove veneriamo per lunga tradizione popolare i "Sacri Vasi", segni del Preziosissimo Sangue di Cristo Signore.
I sei luoghi sacri delle memorie mantovane, e il "settimo luogo" Potremo comunque fare pellegrinaggio anche ad altri importanti luoghi sacri del nostro territorio: i Santuari mariani della Madonna delle Grazie, e della Madonna della Comuna (nei pressi di Ostiglia); l'abbazia di San Benedetto Po e il Santuario-Basilica di San Luigi Gonzaga a Castiglione delle Stiviere, caro soprattutto ai più giovani e agli educatori. Abbiamo scelto queste sei chiese per il pellegrinaggio e per l'indulgenza del Giubileo. E' assai importante ricordare, comunque, che c'è un settimo luogo sacro verso il quale tutti possiamo pellegrinare e nel quale tutti possono sostare anche per avere in dono l'indulgenza piena del Signore: è il luogo della sofferenza, là dove è chiesta la nostra dedicazione in gratuità e con premura. Si può dire, insomma, che tutta la Chiesa viva è Chiesa Giubilare; e che tutti gli edifici sacri delle nostre comunità sono a proprio modo edifici o chiese giubilari, a motivo della grazia della Parola, dell'Eucarestia, della riconciliazione e della carità che in esse si celebra. Non poche delle nostre chiese lungo le strade dei pellegrinaggi sono particolarmente accoglienti per una sosta di preghiera, uno scambio di conoscenze, una preparazione immediata alle celebrazioni giubilari, anche una confessione, o anche un ringraziamento prima di tornare alle nostre case. Si cammina normalmente insieme, come espressione delle nostre comunità di appartenenza, un po' organizzati. Ma quanto mai preziosi saranno i nostri pellegrinaggi personali &endash; magari quelli nascosti, distesi &endash; e i pellegrinaggi con la famiglia, per una revisione di vita onesta, serena e coraggiosa, che consenta di ripresentarci poi fiduciosamente in famiglia, alla comunità cristiana e alle comunità umane dove ciascuno di noi tribola e vive. Questa esperienza personale e familiare è dono davvero sorprendente; spesso segna la data di una svolta buona della vita. E' comunque insostituibile anche quando ciascuno di noi fa esperienze spirituali insieme ad altri e più comunitarie.
Che cosa resterà? Che cosa resterà di questo Anno Santo di "Grande Giubileo del 2000", a lungo preparato dalla Chiesa con Giovanni Paolo II anche nelle più piccole comunità cristiano-cattoliche sparse nel mondo e nel nostro territorio? E a livello personale e più familiare, quando l'avessimo celebrato con sincerità, che cosa resterà? La domanda è umana, è legittima; è anche provvidenziale, perché impegna ciascuno di noi e tutti insieme a progettare un minimo di traguardi spirituali concreti. Tanto che ciascuno di noi, ma anche tutti insieme, possiamo e dobbiamo interrogare noi stessi: che cosa vogliamo che rimanga? Che cosa vogliamo decidere che rimanga? Probabilmente potremo innanzitutto rispondere che, oltre l'Anno Santo, rimarranno i giorni e il tempo di grazia che il Signore ci darà da vivere. Rimarrà poi davanti a noi e per noi, in nuova trasparenza, il volto autorevole del Signore "buono, indulgente e fedele per sempre" (cfr. Sal 146,6): quel volto Santo ricco di misericordia, giustizia e carità, che è "apparso in Cristo Gesù come grazia apportatrice di salvezza per noi e per tutti gli uomini" (cfr. San Paolo a Tito 2,11-14). Potremo perciò ritrovare in noi un incanto nuovo di filiale comunicazione con Dio nostro Padre, in abbandono più istintivo alla Sua volontà e alla Sua Provvidenza buona. Ritroveremo cioè in noi la preghiera, e quasi il grido dello stesso Spirito con cui pregava Gesù: "Abbà, Padre! Quando pregate, dite: Padre nostro! Il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno!" (Rm 8,15;Lc 11,1s.;Mt 6,8). Noi potremo inoltre essere più sensibili, oltre l'Anno Santo celebrato bene, nell'accogliere l'eco della voce di Gesù nelle pieghe della nostra buona coscienza; anzi, la proclamazione piena della Sua Parola soprattutto di domenica, e più ancora la Sua reale presenza eucaristica, il Suo comandamento di carità, la responsabilità che a noi affida non come a servi ma come ad amici: "Ecco io sono con voi sempre; ecco, io sto alla porta e busso; se uno vuol venire dietro a me, prenda ogni giorno la sua croce e mi segua, prenda la mia croce, soave e leggera! Non vi chiamo più servi, ma amici! Fate questo, in memoria di me! Di questo, sarete testimoni!" (cfr. i Vangeli, "passi"). Troveremo poi sempre la Chiesa di Gesù, e capiremo qualcosa di più della nostra vocazione ad essere non "consumatori" della Chiesa ma partecipi corresponsabili e affettuosi, amando la Chiesa &endash; anche la comunità di cui siamo parte &endash; così com'è; con le sue rughe, eppure con la grazia e l'energia dello Spirito di Cristo che la battezza, la conferma, la perdona, la raduna, la manda, è vicino alla sofferenza, la sorregge con i suoi sacerdoti e con il ministero degli sposi e delle famiglie, la abbellisce con il dono della vita consacrata, e la conduce ai traguardi alti, preparati da Dio per una vita e una vitalità senza più tramonti.
Crescere verso di Lui, Cristo Signore Viene in mente una lettera di San Paolo, che indica anche a noi le vie e le responsabilità della vocazione cristiana: "Vi esorto dunque, io &endash; dice - a comportarvi in maniera degna della vocazione che avete ricevuto Noi non siamo più come fanciulli sballottati dalle onde e portati qua o là da qualsiasi vento Cerchiamo di crescere vivendo secondo la verità nella carità in ogni cosa verso di Lui, Cristo, mediante la collaborazione di ogni giuntura, secondo l'energia propria di ciascuno di noi, per edificare nella carità"(cfr. Ef 4,1s.). Oltre l'Anno Santo, se il Signore vorrà, resteremo noi, pellegrini nel nostro territorio, più resistenti e fedeli nei nostri impegni, cuore aperto e intelligenza aperta con più coerenza al nostro prossimo, alla convivenza umana e sociale, al territorio, al Paese, al mondo e alle povertà del mondo. L'Anno Santo è buon tirocinio spirituale anche per i nostri doveri di cittadini cristiani.
Canta e cammina! La tonalità per nulla spensierata e però lieta del Giubileo potrà infine lasciare per tutti noi, e di riflesso per questo nostro mondo che ne ha bisogno, i frutti dello Spirito. Quando San Paolo ne parla, si sfoga cominciando così: "il frutto dello Spirito è: amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, e governo di sé!" (cfr. Gal 5,22). Si dirà che tutti questi orizzonti che stanno dentro e oltre l'Anno del Giubileo sono molto aperti, forse troppo. E che bisognerebbe essere più concreti. Per un certo verso, è vero. Ed è impegno di ciascuno di noi fare i piccoli o grandi passi quotidiani sulle orme di Cristo, gli occhi sempre fissi su di Lui. Traspare comunque bene, anche dal richiamo di San Paolo, la nostra figura cristiana di "pellegrini quaggiù" giorno dopo giorno; la figura non dello smemorato ma di chi sa da dove viene, mette in conto le fatiche della strada, pregusta la mèta, "canta e cammina". Una splendida immagine di Sant'Agostino dà tonalità, fisionomia e speranza nel vivere questo Anno Santo e nell'andare oltre. E' l'immagine del viandante che va, canta e cammina. Con fraterno pensiero al Signore per il paziente lettore e per tutta la comunità mantovana, la metto volentieri davanti a noi, a conclusione di queste pagine: "Ora il nostro corpo è nella condizione terrestre,
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