Veritatem facientes in caritate

I significati dei Giubilei ebraico-cristiani
Il Grande Giubileo dell'anno 2000, nel cammino ecclesiale
I segni del percorso giubilare
Gli orizzonti e gli spazi del Giubileo
I Pellegrinaggi

 

Gli orizzonti e gli spazi del Giubileo

 

Se appena si conosce la tradizione dei giubilei ebraici e dei giubilei cristiani, si trova una costante fondamentale e affascinante. Queste esperienze sono sempre nate non da intenzioni o strategie puramente umane &endash; religiose, culturali, sociali o addirittura politiche &endash; ma da forte ispirazione profetica: dei grandi profeti del popolo ebraico, a cominciare da Mosè; poi dei Papi, a cominciare nel 1300 con Bonifacio VIII.

Queste figure profetiche furono sempre antenne sensibilissime dei loro tempi e della loro gente; più ancora, furono antenne sensibilissime di un Dio che è onnipotente più per la sua misericordia e il suo instancabile amore, che per l'opera grandiosa della sua creazione o per l'autorevolezza indiscutibile del suo giudizio sulle nostra fragilità e le nostre pretese.

Si deve anche dire che sempre la grande predicazione profetica di un Anno di giubileo ebbe grandi orizzonti, ma sempre cercò di toccare il cuore "spezzato" e "piagato" delle persone - buone o cattive, giuste o non giuste, vicine o lontane che fossero - come il cuore delle famiglie e il cuore del popolo: per risanare con la commozione del cuore il tessuto della comunità religiosa e della comunità umana, e per dare vita e speranza a tutti i popoli della terra. 

 

I Giubilei degli ultimi 50 anni 

Anche i giubilei cristiano-cattolici di questi ultimi 50 anni hanno avuto i loro grandi profeti. Essi, in nome di Dio, hanno toccato il cuore delle persone, delle famiglie, della Chiesa e dei popoli di questo nostro tempo, non solo per risanare situazioni dure e riaprire speranza, ma per rinnovare e far crescere la vita e la vitalità buona dei cristiani, di tutta la Chiesa e del mondo.

E' Pio XII, che nel 1950 fa vivere un Giubileo come "grande ritorno a Dio e alla fraternità universale", dopo la tragedia della seconda guerra mondiale.

E' Papa Roncalli, prossimo "beato" Giovanni XXIII, che con il Concilio Ecumenico Vaticano II apre non tanto un Anno, ma gli anni e l'ampia stagione giubilare che tuttora ci travolgono verso traguardi impegnativi per la Chiesa e sempre promettenti per il mondo.

E' Paolo VI, che si tormentò prima di proporre a un mondo moderno e secolarizzato i riti di un Anno Santo, alla fine annunciando ed animando per il 1975, da par suo, il Giubileo "del rinnovamento e della riconciliazione"; "per far sentire &endash; disse &endash; l'esigenza di Dio … come presidio validissimo della coscienza umana e come solida base per quei rapporti di giustizia e di fraternità ai quali il mondo aspira" (cfr. "Apostolorum Limina", 23 maggio 1974). 

 

"Aprite, anzi spalancate le porte a Cristo!" 

E' Giovanni Paolo II, che fin dal primo giorno del suo pontificato, poi con il Giubileo del 1983, e ora con il Grande Giubileo dell'anno 2000, è profeta coraggioso, Maestro credibile, testimone sofferente e lieto, e guida tenace di un Anno e anzi di giorni e di tempi "favorevoli" della misericordia e della grazia del Signore: per la Chiesa e per la sua missione in questo nostro mondo vertiginoso, che è alla ricerca di trapassi e traguardi affascinanti, peraltro anche insidiosi e comunque in larga parte sconosciuti.

"Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente!", disse alla Chiesa davanti al mondo in quel primo giorno del suo pontificato (22 ottobre 1978). E continuò così: "non abbiate paura di accogliere Cristo, … aprite, anzi spalancate le porte a Cristo! Aprite i confini degli Stati, i sistemi economici come quelli politici, i vasti campi di cultura, di civiltà, di sviluppo. Non abbiate paura! Cristo sa "cosa è dentro l'uomo". Solo lui sa!".

Con questa iniziale supplica ispirata, Giovanni Paolo II ha svolto da allora la sua intensa missione apostolica di pellegrino del mondo.

Giunse anche tra noi mantovani. E venerando con noi in Sant'Andrea i "Sacri Vasi" del Preziosissimo Sangue, ci disse: "Il dono grande che è stato affidato a ciascuno di noi, è proprio quello di affermare a riguardo del Signore: "Tu sei il Cristo di Dio!". Siamo chiamati a proclamare questa verità. Che cosa ci può essere chiesto, se non di vivere nell'unità di questa fede, tenendo lo sguardo su Cristo? Ricordate sempre che gli uomini, anche quelli che vi sembrano più lontani e refrattari al messaggio evangelico, cercano tutti, anche se in modo confuso, di conoscere il senso, il valore, la verità di questa "buona Novella"" (22 giugno 1991). 

 

Gli spazi dell'Anno Santo 2000 

Estremamente significativo di questo Giubileo 2000 resterà il pellegrinaggio personale che Giovanni Paolo II ha desiderato compiere nei "luoghi di Dio, in quegli spazi che Egli ha scelto per mettere la sua tenda tra di noi, così da consentire all'essere umano un incontro più diretto con Lui" (cfr. "Lettera di Giovanni Paolo II sui pellegrinaggi legati alla storia della salvezza").

E' interessantissima la meditazione di Giovanni Paolo II sui luoghi di Dio e i luoghi giubilari, anche per noi e non solo per l'Anno del Giubileo.

Luogo di Dio &endash; e anzi, "tempio" della sua presenza &endash; è innanzitutto ogni angolo della terra, dice il Papa; non c'è luogo dove Dio non si possa incontrare.

Segni privilegiati della presenza di Dio sono gli spazi sacri della storia della salvezza, che il Papa ha tanto desiderato visitare per quest'Anno Santo:

- Ur, patria di Abramo Padre della fede dei credenti;

- Nazaret, Betlemme, Gerusalemme e tutta la Terra Santa;

- i luoghi della Chiesa nascente e della Chiesa che partiva con "i dodici" dal Cenacolo di Gerusalemme, da Damasco con San Paolo, verso tutto il bacino del Mediterraneo, passando dall'aeropago di Atene, e mettendo segni e memorie inesauribili a Roma con il martirio dei Santi Apostoli Pietro e Paolo. 

 

Gli orizzonti e gli spazi giubilari della Chiesa mantovana 

Non ci sarà facile raggiungere in pellegrinaggio cristiano i luoghi lontani di Abramo a Ur, di Mosè sul Sinai e nel deserto, di Gesù nella Terra Santa, o della Chiesa che nasceva con le prime comunità cristiane fondate dagli Apostoli. Sarà più possibile, per molti di noi, raggiungere Roma.

Quelle memorie e quegli avvenimenti, comunque, ci raggiungono e ci appartengono: sono anzi il cuore della nostra fede, delle nostre liturgie, e delle nostre domeniche.

Gli orizzonti e gli spazi più immediati per noi sono quelli della Chiesa mantovana con il suo territorio; quelli che tocchiamo con mano nelle parrocchie con i nostri sacerdoti.

Sono gli spazi e gli orizzonti quotidiani delle nostre famiglie, e gli spazi della buona coscienza di ciascuno di noi.

E sono gli spazi primari e sacri della sofferenza: quelli della tribolazione umana, quelli del tormento morale, quelli della fatica cristiana, quelli della dedicazione e magari della consacrazione di tutta una vita quotidiana alla propria vocazione e alla propria missione.

Questi "spazi mantovani" non restringono l'orizzonte cristiano, né smorzano il gaudio dell'Anno di grazia del Signore che stiamo vivendo. Al contrario, alla grazia del Giubileo i nostri spazi possono dare l'intensità e la concretezza dell'esperienza quotidiana.

La Chiesa mantovana! Viene da molto lontano. Ha memorie forti della sua grazia e del suo travaglio. E' oggi consapevole della complessità della sua missione. E' affaticata, ma è fedele ed è costante.

Una recente indagine sociologica ha cercato di conoscere scientificamente le sue piaghe, i suoi meriti e le sue risorse (cfr. "L'arcobaleno e i suoi colori", 1994). Non l'ha trovata male, anzi.

Eppure, in un Anno di Giubileo anche la Chiesa mantovana è come travolta con Giovanni Paolo II dal sussulto di tutta la Chiesa "una, santa, cattolica e apostolica", chiamata a demolire idoli, a riconoscere la propria Porta &endash; Cristo, suo Signore &endash; a vivere più comunione e più corresponsabilità per il Vangelo, andando controcorrente se occorre; chiamata comunque a dare segni visibili e credibili della sua fede tenace nella carità di Dio per noi e nell'amore da dare al prossimo e alla tormentata famiglia umana del nostro tempo.

Si sa che una fede e una pratica cristiana di pura tradizione non reggono più. Nella tradizione popolare cristiana del nostro territorio, peraltro, ci sono tante risorse umane e spirituali e tante attese. E' con cuore misericordioso e buono che dobbiamo far credito a tutti, soccorrendo se occorre, sanando, portando i pesi gli uni degli altri, crescendo ed edificando pazientemente, forti nella speranza, lieti nelle tribolazioni; e insieme.

  

Gli spazi giubilari delle comunità parrocchiali 

I grandi orizzonti e gli spazi aperti del Giubileo di tutta la Chiesa sparsa nel mondo sono respiro di grazia del Signore per le nostre comunità parrocchiali con i loro sacerdoti e i loro animatori.

Può essere sbagliato pensare che il Giubileo sia altro da quello che vivono e che fanno queste "cellule vitali" della Chiesa.

Qui, soprattutto di domenica e testi biblici alla mano, risuona e si celebra la storia dell'amore di Dio per noi. Qui si ritrova con evidenza la Porta: Cristo Signore nel suo Vangelo, nell'estremo suo gesto di passione eucaristica, nella energia di comunione con il suo stesso Spirito in noi. Qui si ritrovano gli altri come nostri fratelli. Qui si battezza "nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo". Qui si ritrova il segno della misericordia e del perdono. Qui crescono e si plasmano le nostre vocazioni e le nostre responsabilità. Qui si benedice l'amore e la fedeltà degli sposi. Qui si piange con chi piange e si gode con chi gode. Qui con tanta premura si plasmano i più giovani.

Da qui, da una esperienza cristiana ben temprata, esce e cresce la Chiesa ed escono i cristiani; per disperdersi volentieri nel tessuto umano del territorio, ciascuno di noi e tutti insieme a far bene la propria parte là dove il Signore ci vuole; ad accogliere, a visitare e a sostenere sofferenze, a rasserenare e rallegrare il mondo nel nome di Cristo.

Non manca nulla alle nostre parrocchie per vivere e fare Giubileo ogni giorno, se non l'impegno di uscire dal rischio di chiudersi con i propri sacerdoti nel benessere della propria autosufficienza spirituale, della preghiera solo per se stessi, della carità cristiana toppo piccola, e degli orizzonti sociali troppo incerti e troppo modesti.

Il Giubileo, con i suoi valori e i suoi segni, le apre ordinatamente a tutta la parola di Dio, innanzitutto; poi a tutti gli orizzonti della missione della Chiesa, a tutte le accoglienze di solidarietà, a tutte le realtà del mondo.

  

Gli spazi giubilari delle famiglie e della coscienza personale 

Si trepida sempre di più, oggi, per gli sposi e per le famiglie. Trepidano per primi loro, gli sposi e le famiglie, e le ragioni sono tante. Si può certo dire che non c'è oggi una cultura favorevole alla famiglia, ma questa non è una buona ragione per rassegnarsi.

Con i suoi richiami e i suoi messaggi, l'Anno di grazia del Signore continua a far credito all'amore stabile e fecondo benedetto da Dio, al calore naturale delle famiglie, all'attesa di nuove creature che le rallegrino e rallegrino sia la Chiesa sia il mondo, alle loro risorse educative, alle loro energie spirituali e sociali. Per tutte le famiglie ci sono spazi di perdono, di comprensione, di coraggio, di santità e di letizia profonda.

Certo, lo spazio giubilare più sacro è sempre la coscienza personale, il luogo cioè ove ciascuno di noi, alla fine, rimane solo con Dio. E questo non è poco, anzi è tutto! Non perché ciascuno di noi possa poi pensare e agire come vuole, in quel soggettivismo insidioso che sconfina in libertà debole, quando non maliziosa. Il Giubileo festeggia in noi non spensieratezza ma la libera e obbediente passione di Cristo; e in noi risveglia la dignità alta dei figli appassionati di Dio e dei fratelli, che sanno muoversi anche nelle nebbie con sapienza e intelligenza, con retto giudizio o coerente determinazione di carità; non per tornaconto ma a cuore aperto e in gratuità, e dilatando al meglio gli spazi del perdono, dell'incontro, della familiarità, della solidarietà, della carità fedele di Dio che è in noi cristiani come, misteriosamente, in ogni creatura umana. 

 

Un anno ordinario da celebrare in modo straordinario 

Prima che pellegrinare agli edifici sacri più importanti, l'Anno di grazia del Signore ci chiede dunque di pellegrinare dentro noi stessi: per ritrovate il perdono di Dio, ravvivare la nostra dignità umana e cristiana, riaprire porte, e rinnovare speranza alta.

"Il Giubileo è un anno cristiano ordinario da celebrare in modo straordinario", disse un giorno Giovanni Paolo II (cfr. "Aprite le porte al Redentore!", 1983).

E' una espressine assai felice, oltre che autorevole.

Indica la straordinarietà inesauribile delle nostre domeniche e dell'Anno liturgico con al centro la Pasqua del Signore Gesù.

Indica il segno privilegiato e sempre straordinario di una serena e buona Confessione.

Indica un più assiduo ascolto della parola di Dio, soprattutto del Vangelo; e indica la riscoperta della preghiera personale, familiare e comunitaria.

Indica la grazia e i percorsi sempre un po' tribolati ma costitutivi della vocazione, della educazione e della crescita cristiana.

Indica il comandamento della comunione e della carità ecclesiale: "vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli altri; come io vi ho amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri. Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli, se avrete amore gli uni per gli altri" (GV 13,34-35).

Indica, alla fine, il valore e gli impegni quotidiani per la famiglia, per il lavoro, per la solidarietà, per le opere e la testimonianza della carità: "in questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli;… non voi avete scelto me, io ho scelto voi e vi ho costituito perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga!" (cfr Gv 14,1-17).

Le nostre comunità con i loro sacerdoti sanno fare con saggezza il progetto pastorale del loro itinerario cristiano, a tutti proponendo un cammino appropriato e percorribile. Nell'Anno del Giubileo, ogni cammino e ogni passo hanno carattere straordinario soprattutto per la semplicità e l'intensità spirituale delle esperienze ordinarie.

  

 

 


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