Veritatem facientes in caritate

I significati dei Giubilei ebraico-cristiani
Il Grande Giubileo dell'anno 2000, nel cammino ecclesiale
I segni del percorso giubilare
Gli orizzonti e gli spazi del Giubileo
I Pellegrinaggi

 

 Il Grande Giubileo dell'anno 2000, nel cammino ecclesiale

 

A partire dal 1300, la Chiesa cattolica continua a celebrare con scansioni periodiche l'esperienza del Giubileo, che via via è stato chiamato anno di misericordia e di indulgenza, anno di una piena "perdonanaza", sempre segnato dai sacramenti della Riconciliazione e dell'Eucarestia, da pellegrinaggio e da movimento di riconciliazione e di pacificazione con Dio e tra gli uomini, da letizia e da opere di carità fraterna. 

 

Un evento che tocca il cuore delle persone e allarga lo sguardo della Chiesa 

In quest'ultimo secolo, tutti questi significati non solo hanno resistito dentro le situazioni e le espressioni anche più clamorose della cosiddetta "eclissi del sacro" nella società moderna, ma si ripropongono con forza e con fascino spirituale nel trapasso al nuovo millennio, offrendo due avvertenze promettenti per l'esperienza del Giubileo:

- non di pura esteriorità e di ritualismi si deve trattare, ma di forte esperienza di interiorità personale, famigliare e a tutti possibile, anche solo a partire da una nostalgia di Dio sempre latente e nascosta nelle pieghe buone della propria coscienza;

- una simile esperienza di interiorità, può e deve trasudare ed espandersi contagiosamente negli ambiti primari delle relazioni famigliari ed ecclesiali, come nella vita tribolata delle comunità umane e cristiane, perchè in epoca di radicali trapassi si sappiano vedere le ragioni e le prospettive del cammino da fare insieme. 

 

Tre regole elementari per il Giubileo 

Riassumiamo comunque questi molteplici significati leggendo alcune incisive e autorevoli espressioni di Giovanni Paolo II:

- "In realtà, il Grande Giubileo non consiste in una serie di adempimenti da espletare, ma in una grande esperienza interiore. Le iniziative esteriori hanno senso nella misura in cui sono espressione di un impegno più profondo, che tocca il cuore delle persone" (Lettera sul Pellegrinaggio ai luoghi legati alla storia della salvezza, 29.06.1999, n.1).

- "Il tempo giubilare ci introduce a quel robusto linguaggio che la pedagogia della salvezza impiega per spingere l'uomo alla conversione e alla penitenza, principio e via della sua riabilitazione...

L'ingresso nel nuovo millennio incoraggia la comunità cristiana ad allargare il proprio sguardo di fede su orizzonti nuovi nell'annuncio del Regno di Dio… e impegna la comunità dei credenti a vivere nel mondo sapendo di dover essere 'il fermento e quasi l'anima della società umana, destinata a rinnovarsi in Cristo e a trasformarsi in famiglia di Dio' (GS, 40)".

E, allora, il Giubileo sarà un "appuntamento che introduce la Chiesa intera a un nuovo periodo di grazia e di missione" (Bolla Incarnationis Mysterium, 29.11.1998, nn. 2-3).

Possono sempre essere tante le distrazioni che si sovrappongono al Giubileo; e possono creare alibi per non celebrarlo o per celebrarlo senza cuore. Tutto questo può essere rischio insidioso, perchè può inaridire o soffocare la nostra esperienza spirituale. Per questo, meritano una sottolineatura tre "regole" spirituali che il Papa ci mette tra mano, e che si possono riassumere così:

- Il Giubileo è esperienza di grazia", dice il Papa. E alla "grazia" è sufficiente aprirsi, esporsi con sincerità e con stupore;

- Il Giubileo è "impegno profondo", che "tocca il cuore delle persone": lo purifica, lo vivifica, lo apre a conversione, a penitenza, a convivialità familiare e festosa, a speranza grande oltre ogni ombra;

- Il Giubileo allarga lo sguardo di fede su orizzonti nuovi, ... e impegna la Chiesa e i cristiani "a permanere nell'unità e a crescere nella comunione, per essere fermento e anima della società umana, destinata a rinnovarsi e a trasformarsi in famiglia di Dio". 

 

Segno e lievito di Cristo Signore, tra gioie e speranze, fatiche e dolori 

Una delle accentuazioni di quest'anno giubilare è il fatto che la Chiesa non intende celebrare solo il Giubileo della nascita di Gesù a Betlemme, ma il mistero di tutti gli anni e di tutta l'opera della Sua vita terrena.

Più ancora, vuole celebrare non solo gli anni lontani, eppure fondamentali, della storia terrena del suo Fondatore. Vuole celebrare tutto il mistero di carità, di misericordia e di redenzione che da quella vita è stato rivelato e comunicato; che ha radunato e va radunando da 2000 anni discepoli e Chiesa pellegrina nel tempo; e che nei discepoli e nella Chiesa offre il segno umile ma vivente, efficace e sorprendente, di una speranza e di una vita piena oltre ogni ombra e mediocrità, per tutta la famiglia umana e per ogni tempo della storia.

La Comunità cristiana è sempre radicata in Cristo Gesù. Animata dal suo Spirito, percorre con Lui il suo pellegrinaggio verso il Padre, assumendo come proprie "le gioie e le speranze, le fatiche e i dolori" del mondo (cfr. Gs, 1).

Per vocazione, e quindi per grazia, la Chiesa è posta nel mondo come luce, lievito e sale evangelico; come segno credibile ed efficace di quella piena esistenza umana che non è esposta e dispersa come sabbia al vento, ma esce dalle mani di Dio, sta nelle mani di Dio e, pur nelle tribolazioni e nelle prove, è condotta alle mani buone di Dio Padre: "in Lui, infatti, viviamo, ci muoviamo ed esistiamo" (At 17,28).

Nel segno della Chiesa animata e sostenuta dallo Spirito dell'Amore di Cristo che "urge in noi" (2 Cor 5,14), continua la missione e l'opera di Gesù nel mondo e per ogni creatura umana. E' quanto dice con espressione incisiva la Lettera agli Ebrei: "Gesù Cristo è lo stesso ieri, oggi e sempre!" (13,8). E' la visione aperta del Libro dell'Apocalisse: Egli, il Signore Gesù, "è l'Alfa e l'Omega, il Principio e la Fine; Colui che è, che era e che viene, l'Onnipotente!" (1,8;21,6).

L'ultima pagina della Sacra Scrittura che è nelle nostre mani traduce tutto in amore sponsale e in espressioni da innamorati; così: "Lo Spirito e la sposa dicono: 'Vieni!' E chi ascolta ripeta: 'Sì, verrò presto!'. Sì, Amen! 'Maranà tha!' Vieni, Signore Gesù!" (Ap 22,17).

Queste considerazioni su una fede innamorata dell'amore che Dio ha verso di noi, e sull'esperienza cristiana, portano al cuore pulsante anche dell'Anno Giubilare, e indicano la via maestra per celebrarlo fiduciosamente. 

 

La gloria, la forza e il viatico dell'Eucarestia 

La via maestra non è da cercare nelle cose straordinarie da fare, per quanto alla fine possano essere importanti. E' primariamente da percorrere nella celebrazione dell'Eucarestia lungo l'anno liturgico, di domenica in domenica e di riflesso anche nei giorni feriali, per quanto possibile con la propria famiglia, nelle comunità cristiane locali.

Nella "Bolla" con la quale propone questo Grande Giubileo, Giovanni Paolo II ha, al proposito, una immagine splendida e attraente, che non ci deve sfuggire.

E' l'immagine del viandante che via via cerca l'abbraccio del Padre: "nessuno voglia escludersi" da questo abbraccio, scrive.

E' l'immagine di chi ritrova i fratelli, la famiglia e la casa: "nessuno si comporti come il fratello maggiore della parabola evangelica che si rifiuta di entrare in casa per fare festa (cfr. Lc. 15,25-30). La gioia del perdono sia più forte di ogni risentimento".

Ed è, ad un tempo, immagine messianica e immagine della Chiesa che vive con tenerezza l'Eucarestia, esponendosi con questo segno povero e glorioso davanti a Dio e davanti al mondo soprattutto nel Giorno del Signore, la Domenica.

Ecco come Giovanni Paolo II raccoglie e descrive questa immagine:

"Da duemila anni, la Chiesa è la culla in cui Maria depone Gesù e lo affida all'adorazione e alla contemplazione di tutti i popoli. Che attraverso l'umiltà della Sposa possa risplendere ancora di più la gloria e la forza dell'Eucarestia, che essa celebra e conserva nel suo seno. Nel segno del Pane e del Vino consacrati, Cristo Gesù risorto e glorificato, luce delle genti (cfr. Lc 2,32), rivela la continuità della sua Incarnazione. Egli rimane vivo e vero in mezzo a noi per nutrire i credenti con il suo Corpo e il suo Sangue.

Lo sguardo, pertanto, sia fisso sul futuro. Il Padre misericordioso non tiene conto dei peccati dei quali ci siamo veramente pentiti (cfr. Is 38,17). Egli, ora, compie una cosa nuova e nell'amore che perdona anticipa i cieli nuovi e la terra nuova. Si rinfranchi, dunque, la fede, cresca la speranza, diventi sempre più operosa la carità, in vista di un rinnovato impegno di testimonianza cristiana nel mondo del prossimo millennio" (I. M. n. 11).

Lungo la nostra strada, lo Spirito del Signore Gesù ci cerca, ci aspetta, ci trova, ci perdona, ci riprende per mano, ci conduce a ritrovare famigliari e amici; si fa maestro interiore, ripresenta e comunica a noi tutta la vita e la passione di Cristo, perché siano ora la nostra vita e la nostra passione di "pellegrini quaggiù" e divengano la nostra appassionata missione di giustizia e di carità nel mondo, fino a quando noi saremo pienamente là dove è Lui: "Padre, voglio che anche quelli che mi hai dato, siano con me dove sono io, perché contemplino la mia gloria, quella che mi hai dato" (Gv 17,24).

Il grande pellegrinaggio è da fare con la nostra vita; l'Eucarestia ne è il segno cristiano più espressivo, ne è il viatico. La vita di tutti gli uomini è pellegrinaggio; e può essere, pur nell'ombra, nelle nebbie e nelle asprezze del percorso, pellegrinaggio sicuro e affascinate.

  

 

 


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