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I
significati dei Giubilei ebraico-cristiani
Il "Grande Giubileo dell'Anno 2000"
raccoglie i significati permanenti, e sempre fecondi anche
per noi, dei Giubilei ebraici. E' importante conoscere i
testi biblici di quelle esperienze .
Il Sabato, l'Anno
Sabbatico, l'Anno Santo
Agli inizi gli ebrei celebravano il
"Sabato", a ogni fine settimana; così come continuano
a fare da sempre. E molti furono i significati del sabato,
che sempre fu memoria della creazione, giorno di riposo, e
giorno di alleanza .
Poi cominciarono a celebrare un
"Sabato" di 365 giorni, a conclusione di ogni "settimana di
anni"; cioè, ogni 7 anni. E lo chiamarono
propriamente "Anno Sabbatico"; un "Grande
Sabato!".
Impararono quindi a contare anche
"sette settimane di anni", che corrispondono a 49 anni. E il
50° anno divenne per loro "Anno di Grande
Acclamazione", "Anno Santo", "Anno Sacro", "Anno di
Giubileo"; in una parola sola, quell'anno divenne il
"Giubileo".
Sempre in queste esperienze tornavano
gli inviti forti ad avere memoria riconoscente di Dio
Creatore, del suo "'riposo'" e del suo incanto per le
creature; inviti a ricordarsi di Lui, della Sua presenza,
della Sua alleanza fedele con noi; a tornare a Lui, a
riposare noi pure in Lui riconciliandoci tra di noi; a far
riposare la terra; a ricomporre le famiglie, a ridare
libertà e dignità a schiavi, a oppressi, a
poveri.
L'Anno e il tempo
di misericordia del Signore
Più tardi gli ebrei andarono
oltre. E giunsero a credere non più in un giorno
sacro o solo in un anno sacro; ma in giorni, anni e insomma
in un tempo finalmente compiuto e definitivo di ritrovata e
piena familiarità tra Dio e noi, e di piena
pacificazione tra noi, in armonia con i poveri e gli
oppressi, con la terra e l'intera creazione.
Chiamarono "Anno di misericordia del
Signore" quel tempo che si prospettava davanti a loro come
tempo pacificato, riconciliato e sacro; e come tempo di una
creazione finalmente compiuta, tempo ormai pieno, stabile, e
nuovo.
Per quel tempo compiuto e nuovo della
creazione, i loro profeti non cessarono mai di risvegliare e
di celebrare l'Agnello della Pasqua, la forte memoria
dell'esodo dall'Egitto, cioè da schiavitù a
terra nuova; e la memoria del Sinai, cioè
dell'Alleanza sulle due pietre dei comandamenti. E sempre
cercarono di riaccendere speranze nel nome di Dio e di
sostenere il popolo. A volte aggredivano e perfino
minacciavano; alla fine, sempre annunciavano e promettevano
la onnipotente misericordia di un Dio indulgente e tenero,
che ama le sue creature come Padre che ama i suoi
figli.
Sempre i profeti cercavano anche di
spianare strade, di richiamare a moralità e a un
austero e coraggioso ritorno a Dio, nelle coerenze
quotidiane dell'impegno per la giustizia, le opere buone, la
pacificazione e la fraternità.
"Anno di misericordia del Signore":
è in questa espressione il significato pieno e vivo
dei Giubilei ebraici, sempre segnati anche da
rasserenamento, da ritrovata fiducia, da tanta speranza, e
da profondo gaudio del cuore.
Lo sguardo di tutti
fisso su Gesù
A quel significato pieno di "Anno di
misericordia del Signore" si ricollegò Gesù,
quando entrò di sabato nella Sinagoga di Nazaret,
cercò e aprì il rotolo del profeta Isaia e
trovò il punto in cui sta scritto "Lo Spirito del
Signore è sopra di me
e mi ha mandato
a
predicare un anno di grazia del Signore".
Non solo anno di misericordia, dunque,
ma "anno di grazia", quello proclamato da
Gesù.
"Gli occhi di tutti nella sinagoga
erano fissi su di Lui", c'è scritto di quel sabato
nel Vangelo, con una espressione decisiva anche per il
nostro giubileo. "Allora cominciò a dire: oggi si
è definitivamente adempiuta questa scrittura che voi
avete udita con i vostri orecchi!" (Lc 4, 16-21).
Gesù inaugurò,
così, non solo l'anno, ma anche i giorni e il tempo
promesso della grazia di cui Egli stesso è e rimane
l'incarnazione. La misericordia è Lui; Gesù!
E' Lui la grazia da allora proclamata
come "pienezza del tempo": "Oggi si è adempiuta
questa scrittura che voi avete udita con i vostri orecchi",
disse.
E' grazia inesauribile, quella che
Gesù continua ad effondere dopo la risurrezione con
il suo Santo Spirito su ciascuna persona, su tutti, e su
tutta la famiglia umana, sul tempo e sulle vicende della
storia.
E' grazia che, per noi, rivela e va
realizzando la statura alta delle creature umane,
così come con stupore riconosce San Paolo: "Quando
venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio,
nato da donna, perché ricevessimo l'adozione a figli,
nel cuore dei quali lo Spirito del Figlio suo grida:
Abbà, Padre!" (Gal,4-6).
Si dice, in altre parole, che
Gesù stesso è l'"oggi" della grazia, della
misericordia, della riconciliazione e del gaudio per ogni
uomo. Del resto, se Egli raduna la Chiesa, è per
farne il segno della grazia e dell'amore salvifico di Dio
Padre per tutta l'umanità, per tutte le creature,
soprattutto se trascurate, disperate, povere, o comunque
sofferenti.
Anche il Giubileo di questo anno 2000
è, pertanto, rivelazione, attrattiva e riconoscimento
di Lui. E', in Lui e con Lui, riorientamento e riconversione
della vita totalmente verso quel volto benevolo e
misericordioso del Padre che è apparso per noi nel
volto di Gesù. E' un lasciarsi condurre dal suo
Spirito a crescere nella pienezza della maturità dei
figli di Dio nella misura di Cristo (cfr. Ef 4).
In Cristo Signore e
nell'unità dello Spirito Santo, è gloria a Dio
Padre
In Diocesi, negli anni dedicati alla
preparazione del "Grande Giubileo" e via via centrati sulla
contemplazione di ciascuna Persona della Trinità
Santissima, abbiamo compiuto un intenso itinerario pastorale
di riflessione, di celebrazione e di esperienza, tenendo
sempre "lo sguardo fisso su di Lui, Cristo
Signore".
Secondo la scansione proposta dal
Papa, abbiamo vissuto:
- l'anno 1995-'96 sul tema: "Stare
insieme, mettere tutto in comune, farne parte a tutti"; era
ed è l'immagine del Cenacolo e della Chiesa
nascente;
- l'anno 1996-'97 sul tema: "In Cristo
Gesù, responsabili della nostra libertà"; era
ed è il movimento serio della nostra libera e
obbediente passione cristiana;
- l'anno 1997-'98 sul tema:
"Nell'unità dello Spirito Santo, la Chiesa per il
mondo": era ed è il richiamo alla nostra comunione e
alla corresponsabilità per il mondo;
- l'anno 1998-'99, con la Settimana
Liturgica Nazionale, sul tema: "A Te Dio Padre Onnipotente,
ogni onore e gloria".
Se qui ricordiamo appena l'itinerario
percorso, è per avvertire che l'esperienza cristiana
vissuta in questi anni con qualche limite ma con molta
passione nelle nostre comunità, non è capitolo
chiuso. Essa introduce piuttosto all'obiettivo fondamentale
suggerito da Giovanni Paolo II per l'Anno Santo, che
&endash; sui passi di Cristo e con la grazia del Suo
Spirito.- vuole essere tempo di "glorificazione della
Trinità, dalla quale tutto viene e alla quale tutto
si dirige, nel mondo e nella storia
Da Cristo e per
Cristo, nello Spirito, al Padre. In questo senso la
celebrazione giubilare attualizza e insieme anticipa la meta
e il compimento della vita del cristiano e della Chiesa in
Dio uno e trino" (TMA, n. 55).
E' Giubileo anche
di Sua Madre,
Maria
Questo impegno comune a tutta la
Chiesa, sull'esempio di Maria che ci ha preceduto, ci
precede e accompagna, diventa cammino e progetto anche per
la nostra Comunità mantovana che vive nella
dimensione della Chiesa locale il "Grande Giubileo dell'Anno
2000".
Affidiamo a Lei il nostro impegno:
all'intercessione di Maria Santissima, da noi invocata
&endash; fin dalle più antiche generazioni cristiane
&endash; come l'Incoronata "Madonna dei Voti", come beata
Vergine delle Grazie "Madre di grazia e di misericordia",
come la Madonna della Comuna "Regina e Avvocata
nostra".
La Madre di Cristo - come ha
preceduto, accompagnato e condiviso la vita di Gesù -
così precede e accompagna il nostro pellegrinaggio di
fede e di dedicazione a Cristo, sommamente amato.
Si dice, per queste ragioni, che
l'Anno Santo è anche Giubileo della Madre di
Gesù e della Chiesa; e che Maria è Madre anche
di questa nostra esperienza di Giubileo.
La sua presenza sarà vivissima
lungo tutto l'Anno Santo, come lo è per tutta la
nostra esperienza di discepoli che camminano dietro al
Cristo Signore sulla strada del Regno, animati dallo
Spirito, verso il Padre giusto e buono che Gesù ha
annunciato. Maria di Nazaret, "che duemila anni fa offerse
al mondo il Verbo incarnato, orienti l'umanità e la
Chiesa del nuovo millennio verso Colui che 'è la luce
vera, quella che illumina ogni uomo' (Gv 1,9) " (TMA, n.
59): è l'invocazione insistente di un grande e
vivente devoto di Maria, Giovanni Paolo II.
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