Veritatem facientes in caritate

I significati dei Giubilei ebraico-cristiani
Il Grande Giubileo dell'anno 2000, nel cammino ecclesiale
I segni del percorso giubilare
Gli orizzonti e gli spazi del Giubileo
I Pellegrinaggi

 

Veritatem facientes in caritate

 

Il cuore della Chiesa è Cristo Signore. Della Sua vita terrena si dice che "Egli passò sanando e beneficando tutti" (At 10,38); ed è della Sua vita terrena che noi celebriamo Giubileo, a duemila anni di distanza.

Eppure noi non facciamo semplice commemorazione degli anni lontani della sua esistenza tra noi. Noi lo riconosciamo sorprendentemente vivo, dopo la morte in croce, nel suo ritorno glorioso a Dio Padre. Ne aveva parlato Lui stesso così: "Il Padre stesso vi ama, poiché voi mi avete amato, e avere creduto che io sono venuto da Dio! Sono uscito dal Padre e sono venuto nel mondo; ora lascio di nuovo il mondo e torno al Padre" (Gv 16, 27-28).

Da questa Sua gloria presso il Padre noi siamo in grado di ascoltare la Sua voce affettuosa: "Io sto alla porta e busso; se qualcuno mi apre la porta, io verrò da lui, cenerò con lui ed egli con me" (Ap 3,20).

Pellegrini quaggiù, noi troviamo il realismo misterioso di quella Sua voce, e l'immagine del Suo cenare tra noi, soprattutto di domenica, quando riconosciamo e celebriamo l'estremo gesto della Sua donazione di vita nell'Eucarestia.

Egli "offrendosi liberamente alla Sua passione prese il pane, lo spezzò e lo diede ai suoi discepoli…; allo stesso modo prese il calice del vino. E disse: prendete e mangiatene tutti; prendete e bevetene tutti, è sangue versato per voi e per tutti. Fate questo in memoria di me!".

Per questi grandi segni della Sua esistenza terrena, della Sua vita gloriosa e della Sua presenza reale nell'Eucarestia, noi siamo dal Suo Spirito radunati per essere Chiesa, cioè segno sempre umile ma visibile ed efficace di Lui e della sua inesauribile passione per tutte le creature umane, per le più fragili soprattutto.

Ciò che sempre ci sorprende è che Lui stesso si dichiara il Primogenito di tutti noi (cfr. Ap 1,5) e che noi stessi con San Paolo riusciamo a capire con stupore che Lui è Primizia di tutti noi che possediamo la "primizia dello Spirito" (cfr 1 Cor 15,20.23; Rm 8,23).

In noi circola il Suo stesso sangue, cioè la sua stessa vitalità, anzi lo stesso Spirito che, come già in Lui, anche in noi grida: "Abbà Padre!" (Gal 4,6).

Si continua a discutere di Gesù da duemila anni. In quest'anno, anzi, se ne fa un gran parlare. Con San Paolo, si potrebbe anche dire così: "purché in ogni maniera, per ipocrisia o per sincerità, Cristo venga annunziato, io me ne rallegro e continuerò a rallegrarmene" (Fil 1,18).

Ma questo non bastava a San Paolo, e non può bastare neppure a noi. Il nostro Giubileo sarà messo a fuoco bene se ciascuno di noi e tutti insieme riusciremo a raggiungere questa esperienza, sempre di San Paolo: "Quanto a me non ci sia altro vanto che nella croce del Signore nostro Gesù Cristo,… e d'ora innanzi nessuno mi procuri fastidi; difatti io porto le stigmate di Gesù nel mio corpo" (cfr Gal 6,14-16).

Ho pensato di scrivere queste pagine mentre andiamo verso la Pasqua, cuore di questo Anno Santo.

Le ho intitolate: "Anno, giorni e tempo di grazia del Signore".

Ho potuto raccogliere molte riflessioni che più volte ho presentato ai sacerdoti, alle comunità cristiane e anche a tutta la comunità mantovana attraverso l'Agenda "Mantova 2000 &endash; Anno Giubilare", distribuita a cura delle nostre pubbliche amministrazioni.

Ho ordinato le mie riflessioni in cinque brevi capitoli. Ho cercato di scrivere meglio che potevo. Ho immaginato di poter fare cosa gradita ai sacerdoti, alle comunità cristiane, ma anche alle famiglie e a chiunque abbia desiderio di una lettura personale.

Spero di fare anche in questo modo compagnia di Vescovo non solo per la Pasqua e per questo Anno Santo ma, appunto, per tutti i giorni e per tutto il "tempo favorevole" che il Signore vorrà darci da vivere.

 

+ Egidio Caporello, Vescovo

 

Mantova, 12 marzo 2000
Prima domenica di Quaresima
Memoria del Preziosissimo Sangue del Signore

  

 

 


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