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Dall'Agenda "Mantova 2000 - Anno Giubilare"
Per cortese disponibilità delle nostre Pubbliche Amministrazioni - che vivamente ringrazio - questa Agenda offre non pochi né marginali riferimenti al Grande Giubileo dell'anno 2000. Offre inoltre le informazioni essenziali riguardanti l'itinerario cristiano proposto per l'Anno Giubilare con riguardo particolare all'esperienza spirituale che si va delineando nella Chiesa Mantovana, e con attenzione alle celebrazioni più significative che a Roma saranno presiedute dal Santo Padre Giovanni Paolo II. "Ecco, io sono con voi tutti i giorni" Propriamente, è la Chiesa Cattolica che dall'anno 1300 continua con scadenze periodiche a celebrare il Giubileo. Nel corso dei secoli ne ha poi celebrati 25; questo dell'anno 2000 è il ventiseiesimo, è il sesto di questo secolo, e porta a varcare con nuova e avveduta speranza la soglia del terzo millennio. Sempre i Giubilei si sono riferiti ai 33 anni della vita di Gesù nella storia dell'umanità; il più delle volte per ricordare soprattutto la ricorrenza del Suo Natale, qualche altra volta - come in questo secolo nel 1933 e 1983 - per riconcentrare la memoria sul Suo estremo gesto di amore: il gesto della Sua passione, morte e risurrezione. Mai però i Giubilei sono stati per i cristiani e per la Chiesa una semplice commemorazione del loro lontano Fondatore. Sono sempre stati, invece, una provocazione a riconoscerlo sorprendentemente vivo, dopo la morte in croce, nella gloria e nella festa di Dio Padre, come Primogenito e come Primizia di tutti noi e delle creature più dimenticate e più disperse di tutti i tempi; e una provocazione a riconoscerlo non da noi distaccato nella Sua gloria, ma misteriosamente, realmente e permanentemente presente nelle nostre tribolate e a volte peccaminose e amare vicende umane. "Ecco, io sono con voi tutti i giorni sino alla fine del mondo", disse Gesù alla fine dei Suoi giorni terreni mentre, risorto, si sottraeva alla vista dei discepoli e tornava al Padre (cfr. Vangelo secondo Matteo 28, 29). "Non sia turbato il vostro cuore" L'evangelista Giovanni - testimone privilegiato alla Cena della passione drammatica e gloriosa di Gesù - registra più estesamente e a suo modo la stessa verità espressa da San Matteo; così: "Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e abbiate fede anche in me... Io vado a prepararvi un posto;... poi ritornerò e vi prenderò con me, perché siate anche voi dove sono io!... Sono uscito dal Padre e sono venuto nel mondo; ora lascio il mondo, e vado al Padre!... Vi ho detto queste cose perché abbiate pace in me. Voi avrete tribolazioni nel mondo, ma abbiate fiducia; io ho vinto il mondo!". Suggerirei al lettore di scoprire o di rileggere in continuità e pacatamente i 5 capitoli - dal 13 al 17 - di questo Vangelo secondo Giovanni: mi sembra che possano fare compagnia assai delicata e feconda a quanti, anche se lontani dalla pratica cristiana, vogliono capire la ragione primaria e la sorgente vera di un Giubileo, e di questo Giubileo che - al riparo da esteriorità sbagliate o perfino scandalose - ripropone un Anno di festa; di gioia e di "giubilo". Nulla, il Giubileo, ha a che fare con la spensieratezza, o con i ritualismi superficiali e a basso prezzo. Tutto invece porta a riscoprire e a vivere con stupore inesauribile il fascino di Cristo Signore: che è, era, e viene!... Che è l'Alfa e l'Omega, e cioè il Principio e la fine... Che sta alla porta e bussa;... e che se qualcuno gli apre, entra, e cena con lui! (cfr. Apocalisse 1, 8; 3, 20). Sono, anche queste, espressioni alte e fortemente contemplative di San Giovanni; espressioni, peraltro, che appartengono all'esperienza di cristiani tanto semplici, e di non pochi giovani che amano tenere in mano e praticare la Bibbia. Il Giubileo, grazia di riconciliazione per tutti Più il Giubileo ci aiuterà a "ricontattare" consapevolmente e appassionatamente Cristo Signore, e più questo contatto con Lui si rivelerà come "grazia"; una grazia che si riverserà nella nostra esistenza umana, religiosa, cristiana, ecclesiale e anche sociale. La grazia e l'esperienza del Giubileo, infatti, rimettono in movimento personale, familiare e comunitario, nuove energie dello stesso Spirito di Cristo che è in noi. E che "riempie la terra", si aggiunge con un canto di gioia nell'esperienza delle nostre preghiere cristiane. E' come dire che anche il Giubileo "vale non solo per i cristiani ma anche per tutti gli uomini di buona volontà, nel cui cuore lavora invisibilmente la grazia;... lo Spirito di Cristo, infatti, dà a tutti la possibilità di venire a contatto con Lui, nel modo che Dio conosce". A tutti rivela e per tutti chiede che sia riconosciuta "l'altissima vocazione dei figli di Dio"; e tutti sospinge a riconciliazione, a creare e a vivere fraternità. Sono espressioni fortissime del Concilio del nostro tempo, il Concilio Vaticano II: indicano anche la direzione più alta e più chiara dell'esperienza di questo Giubileo, che sarà tanto più autentica e vera quanto più, guardando a Cristo Signore, ricondurrà a Dio nostro Padre e darà anima nuova e illuminato sostegno alle prospettive di vita sana e di solidarietà globale, a cui - pur tra tante contraddizioni, a volte moralmente gravi - aspira questo nostro tempo. I valori del Giubileo Si chiama correntemente Giubileo, ed è bello, perché ricorda che gli Ebrei suonavano il "jôbèl" - un corno di animale - come "tromba dell'acclamazione gioiosa", per annunciare l'inizio degli Anni di Giubileo che essi celebrarono molto prima di noi. Dei loro Giubilei, noi pure dobbiamo adottare non pochi valori: il primario rispetto dovuto a Dio, innanzitutto; e perciò, il riposo e il buon rapporto con la terra e la creazione, come il rispetto della sacralità del tempo che ci è dato da vivere. Poi, nel nome di Dio, la liberazione del paese e dei poveri dalla miseria, l'emancipazione di tutti gli abitanti e degli schiavi, la remissione dei debiti insostenibili, il diritto di ognuno a riscattare la sua perduta proprietà e di ricomporre e riscoprire la propria famiglia. Furono, queste, prospettive ideali mai compiute eppure serie, e sono di piena attualità anche per noi. Più tardi, gli Ebrei lo chiamarono anche Anno di grazia del Signore. Non per indicare solo un tempo di 365 giorni, ma un tempo nuovo e duraturo; per indicare la novità, la stabilità e la pienezza di un tempo finalmente vivibile in familiarità con Dio e nella solidarietà universale, a partire dai poveri, dai prigionieri, dagli oppressi, liberi da quella cecità che a tutti sempre rischia di far perdere di vista Dio e il cuore buono che Dio ha dato a tutti. Gesù si servì di questa immagine dell'"Anno di grazia e misericordia del Signore". E con la Sua vita la realizzò e la portò a compimento, per sempre rivelando il volto della bontà paterna e onnipotente con cui Dio viene in cerca di noi, e toccando il cuore dei discepoli come, misteriosamente, il cuore di tutte le creature umane. Il percorso spirituale del Giubileo Sulla scia di Lui, di Gesù, noi con il Giubileo abbiamo il momento forte e favorevole: - per risvegliare la nostra nostalgia di Dio, lasciandoci da Lui cercare e lasciandoci trovare; e per riorientare a Lui fiduciosamente ma con chiarezza tutta la nostra esistenza, oltre il nostro orgoglio e anche oltre ogni ombra; - per ricontattare Cristo Signore, soprattutto di domenica, riaprendo a Lui mente, cuore, gioie e tribolazioni, a Lui esponendo anche le nostre piaghe più nascoste; - per tornare, con Lui, a vivere maturità umana e cristiana aperta con più sicura corresponsabilità sulle nostre famiglie - oggi sempre più fragili -, sulla Chiesa, sulle povertà e le ambizioni sane del territorio, del Paese e del mondo; - per non continuare ad abbassare la quota del nostro umanesimo, ma per gustare e realizzare il senso alto e pieno della vita, senza paura della fedeltà e della gloriosa passione e croce di Cristo, ben consapevoli che ben altro è oggi il dramma delle croci sbagliate, fastidiose e mortifere dalle quali liberare se stessi, le nostre famiglie, i giovani e gli anziani, come i più poveri, e quanti da lontano vengono e bussano da noi. I segni e i luoghi del Giubileo Richiamo appena i segni e i luoghi del Giubileo, rinviando alle molte pagine informative e al calendario di questa Agenda. I segni e i luoghi principali del Giubileo sono: - la purificazione e il recupero umile della nostra "buona memoria" personale, familiare, ecclesiale, e anche sociale; - la "porta", che è Cristo Signore; ed è simboleggiata dalle porte delle Basiliche romane o della Terra Santa; dalle porte del nostro Duomo, di Sant'Andrea, del Santuario delle Grazie, della Madonna della Comuna a Ostiglia, di San Luigi a Castiglione delle Stiviere, di San Benedetto Po; anche dalle porte delle nostre chiese parrocchiali, o delle nostre case di sofferenza; - l' "indulgenza", che mentre rivela il volto di un Dio ricco di misericordia, ci viene donata attraverso un camminare - e un pellegrinare, se possibile - fatti di conversione, di riconciliazione e poi di festa soprattutto quando c'è una buona Confessione con il sacerdote e una buona Comunione Eucaristica con la Chiesa, con il Papa e i Vescovi, con i fratelli e con il prossimo, a partire dalla propria famiglia. Solo in questo modo, poi, l' "indulgenza" del Giubileo estende in pienezza la misericordia di Dio Padre, rendendoci partecipi di un bene comune: cioè, della vita e dei meriti di Cristo Signore, della Beata Vergine Maria, di tutti i Santi già tornati alla Casa del Padre, e anche della santità nascosta di tanti fratelli che camminano con noi; - la "carità", cioè l'amore di Dio sopra ogni cosa e l'amore del prossimo come per noi stessi, fattivamente; anche la carità sociale e politica: perché non puoi amare Dio che non vedi se non ami il prossimo che vedi, e se non fai bene la tua parte di cittadino; - segno particolare per l'esperienza del Giubileo è Maria Santissima: con la Sua premura di fede affettiva per Gesù, la Sua condivisione di tutta la passione del Figlio, i Suoi silenzi e le Sue poche parole, la Sua presenza nel Cenacolo ove è la Chiesa che nasce e vive, la Sua maternità universale. Ur, il Sinai, la Terra Santa, Damasco Mi piace alla fine ricordare che il Santo Padre Giovanni Paolo II annunciò questo Grande Giubileo fin dai primi anni del Suo pontificato. Poi, per anni ne è stato l'ineguagliabile e instancabile e appassionato conduttore. Ora ne sarà il grande celebrante, e noi guarderemo a Lui. Tra le Sue forti intenzioni per il Giubileo, c'è la Sua personale tensione a promuovere l'unità dei cristiani e il dialogo fiducioso con gli ebrei, i mussulmani, tutti gli uomini e tutti i popoli della terra. Egli ha anche annunciato, pur con discrezione, la Sua aspirazione a farsi pellegrino per l'Anno Santo a Ur - in Irak - da dove partì Abramo; poi al Sinai, dove risuonarono i dieci comandamenti di Dio per una Alleanza con gli uomini; poi in Terra Santa, a ripercorrere i passi di Gesù; infine a Damasco, dove San Paolo fu come ghermito dal Signore Gesù, e lanciato con Pietro a portare il Vangelo nel mondo allora conosciuto, fino a Roma e verso le nostre terre mantovane. Prego perché il Signore consenta al Papa di compiere questo Suo pellegrinaggio. Penso in ogni modo che se, per circostanze non dipendenti da Lui, non potrà farlo, è già visione di grande respiro anche per noi questo orizzonte grandioso che il Papa ci ha aperto con il suo Giubileo su tutta la storia sacra dalla quale siamo coinvolti, ma anche su tutta la scena del mondo contemporaneo di cui, pur da Mantova, dobbiamo sempre più imparare a farci carico.
+ Egidio Caporello, Vescovo
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