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Veglia Pasquale - Il Vescovo benedice il
fuoco
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Il vescovo Caporello ha presieduto le celebrazioni pasquali Piazza Erbe come un
sagrato: stasera alle ore 21 inizierà la
liturgia della
Passione di
Cristo, e la croce e i Sacri Vasi con la memoria del
Preziosissimo Sangue saranno portati in processione ed
esaltati nel cuore della città. Entra dunque nel vivo
la settimana santa dei cristiani, culmine di tutto l'anno
liturgico perché memoriale degli ultimi giorni della
vita terrena di Gesù
Cristo. Ieri sera è stata invece la cattedrale, S. Pietro, a ospitare la celebrazione della messa "in Coena Domini", col memoriale dell'istituzione dell'Eucaristia e col rito della Lavanda dei piedi. Sono questi i riti centrali della vita della Chiesa. Come ogni anno, ieri mattina tutti i preti della diocesi (almeno 150 quelli presenti, a riempire il transetto) erano invitati a stringersi attorno al vescovo per il rinnovo delle promesse sacerdotali e la consacrazione del crisma utilizzato in tutte le parrocchie per i sacramenti. Ma la messa crismale di quest'anno è stata l'occasione per celebrare il Giubileo sacerdotale: particolarmente solenne la processione da piazza Alberti e il passaggio attraverso la Porta Santa. "Siamo fatti per consolare" ha ricordato il titolare della chiesa mantovana ai preti che a lui hanno giurato obbedienza, commentando le parole di Isaia proclamate da Gesù nella sinagoga di Nazaret: «Tutta la nostra esistenza, i nostri comportamenti quotidiani sono da vivere in mezzo alla gente. A questo servono gli olii che consacriamo. Per questo dobbiamo essere lieti, trasparenza di dedicazione e consolazione. Solo così potremo spargere letizia in tutto il mondo, esprimere sempre meglio la carità cui siamo chiamati. Anche nel dolore, nelle stanchezze, nelle fragilità e nelle prove. Esponiamole al Signore, che le conosce, ricordandoci con S. Paolo che abbiamo questo tesoro in vasi di creta. Cercate il sostegno nelle vostre comunità, portando i pesi gli uni degli altri».
Domenica di risurrezione: è l'esplosione della gioia, dopo che l'azione liturgica aveva fatto rivivere, a partire da giovedì, la Passione con cui è culminata l'esistenza terrena di Gesù Cristo. Le celebrazioni di questi giorni sono particolarmente intense, e questo sia nelle comunità parrocchiali che costituiscono la diocesi, sia attorno al vescovo, pastore della chiesa mantovana. Questa mattina
monsignor Egidio Caporello presiede la Messa
Pontificale nella Risurrezione del
Signore, alle
ore 11 nella concattedrale di S. Andrea, dove poche ore
prima concludeva la solenne Veglia
Pasquale nella Notte Santa.
Il passaggio (Pasqua, appunto) dalla morte alla vita
sottolineato con la Liturgia della Luce iniziata in piazza
Mantegna alla luce del fuoco nuovo ardente nel braciere.
L'accensione del cero e la suggestiva processione d'entrata
con le candele, scioltasi nell'Exultet, l'antico canto (da
alcuni attribuito a S. Ambrogio) che spiega i significati
della santa notte, cantato da don Stefano Peretti, che il 14
maggio sarà ordinato presbitero. Sono state le
campane sciolte ed il Gloria, intorno alla mezzanotte, a
concludere l'articolata liturgia della parola che ha
ripercorso il cammino di fede del popolo di Israele: solo
l'Epistola ha preceduto l'annuncio dell'angelo alle donne
secondo l'evangelista Marco. Particolarmente vibrante il
commento omiletico di mons. Caporello, particolarmente
attento, in questa Pasqua giubilare, a sottolineare le
implicazioni della croce e della risurrezione di Cristo
sulla vita personale ma soprattutto sociale dei cristiani e
dell'intera collettività. Lo testimonia anche il
messaggio augurale pasquale che pubblichiamo oggi, e che il
vescovo stesso ha pronunciato venerdì notte in piazza
Erbe, cuore della città di Mantova, sotto la croce e
davanti ai Sacri Vasi con la memoria del Preziosissimo
Sangue. Era il commento alle Beatitudini (Mt 5,1-12),
proclamate anche in tedesco (per rendere partecipe la
nutrita delegazione da Weingarten, la città tedesca
che custodisce un'altra parte di questa memoria) e da una
donna albanese, come segno di attenzione ai tanti albanesi
che a Mantova vivono. Un accostamento significativo e
creativo, quello delle Beatitudini e della
croce. Simone Zacchi |