15-04-2000 - Celebrazione giubilare dei giovani al Santuario delle Grazie nella giornata mondiale della Gioventù


Il Giubileo degli adolescenti

Tanti e attenti quanto basta per cogliere il messaggio che abbiamo voluto trasmettere: Gesù ci chiede di stare svegli, di perseverare e di testimoniare.

I ragazzi, i loro animatori e tanti sacerdoti hanno seguito con impegno tutto quanto è stato loro proposto: l'ascolto della Parola di Dio, tre riflessioni, i canti. Mentre passavano per la porta che li introduceva nel santuario sono stati capaci anche di silenzio e di raccoglimento. Hanno pregato.

Un Vescovo "giubilare" ha dato alla celebrazione un tono di particolare serenità. Commovente il momento che lo ha visto caricarsi la croce sulle spalle e guidare i ragazzi davanti alla porta del Santuario.

I pellegrini hanno fatto l'esame di coscienza, la professione di fede, la preghiera personale e il canto del Padre nostro; tutti sono stati invitati a celebrare, in settimana, la confessione sacramentale.

I sacerdoti responsabili del Centro di pastorale giovanile ringraziano gli animatori e i sacerdoti delle parrocchie per la partecipazione, a questa come alle tappe precedenti; si rendono disponibili per qualsiasi forma di aiuto; pregano e comprendono quanti sono in difficoltà e non sono riusciti a portare nessuno, né alle Grazie né altrove.

don Gianni, don Claudio e don Valerio

 

Oltre 600 giovani incontrano il Vescovo

Erano seicento almeno i giovani sabato pomeriggio al Santuario delle Grazie, a riempire la striscia di prato e il portico, serpentone multicolore dietro al vescovo, mons. Egidio Caporello, nel breve tratto sul piazzale per passare attraverso la porta, segno della disponibilità ritrovata al Signore Gesù. Da 15 anni Giornata Mondiale della Gioventù nelle chiese locali, la vigilia della Domenica delle Palme quest'anno sé fatta celebrazione giubilare: oltre a togliere i "chiodi" dei propri peccati dal "muro" della sua vita, chi si confesserà entro Pasqua ne cancellerà anche il segno, lo riavrà restaurato.

È il senso dell'indulgenza, del perdono di Dio. E ieri ci credevano in tanti: è emerso dalle parole messe in bocca a Gesù che, salendo al Calvario, incontrava gli apostoli che poco prima si erano addormentati nel Getzemani, che lo avevano tradito e rinnegato. Anche se nell'animazione c'era la fatica di pregare e andare a Messa, la delusione per un Dio che non è secondo i propri progetti, la paura di riconoscersi amici di Gesù di fronte al di fuori del gruppo parrocchiale. Ma, più in generale, hanno riflettuto tre giovani preti, non si veglia quando noia stanchezza e malcontento impediscono di vedere la bellezza della vita ("è un peccato accorgersene solo quando si vede la morte in faccia"), quando l'amore e l'amicizia costruiti sono di cattiva qualità, quando non si riconosce Gesù che passa accanto; non si persevera quando ci si tira indietro e si è incostanti rispetto ad idee, convinzioni, impegni (soprattutto scuola e studio, ma anche in amore), quando il ritorno non è immediato e a crederci fino in fondo si fa fatica; non si testimonia perché è impegnativo, occorrono gli "attributi", bisogna essere robusti.

Come il Papa, ha chiosato mons. Caporello, "che qui alle Grazie e a Castiglione, come nel cenacolo a Gerusalemme, ha mandato fuori tutti e per venti minuti è rimasto in ginocchio nel silenzio: "riscoprite il silenzio!" ha dunque esortato.

Simone Zacchi 

 

 


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