29/01/2000 ... come noi li rimettiamo ai nostri debitori… - Campagna ecclesiale per la riduzione del debito estero dei paesi più poveri nell'anno del giubileo.

 

Nel salone del Seminario si è svolto il convegno sul debito estero dei paesi più poveri promosso dalla Diocesi di Mantova e, in particolare, da Caritas, Centro Missionario, Consulta dei laici, "La Cittadella" e Ufficio per la Pastorale Sociale e del Lavoro.

Don Claudio Cipolla, in qualità di moderatore, ha introdotto l'incontro leggendo un significativo brano da Levitico 21 sul comandamento di rimettere i debiti. E' seguita una riflessione del Vescovo Mons. Egidio Caporello sul senso del convegno.

Mons. Fernando Charrier, Vescovo di Alessandria e presidente della Commissione Episcopale per i Problemi Sociali, ha sottolineato le ragioni etiche della campagna. Sono le seguenti:
- creare nuove solidarietà , prendere coscienza dell'interdipendenza delle nazioni e del fatto che i beni sono di tutti, partire dal bene pubblico per arrivare al privato;
- accettare la corresponsabilità, sentirsi responsabili della vita degli altri ("Dov'è tuo fratello?");
- stabilire rapporti di fiducia, comprendere il modello di sviluppo non può essere unico;
- condividere sforzi e sacrifici, non scaricarli sui più poveri.

Deve prevalere la convinzione che il benessere di tutti sarà anche il nostro vero benessere, sollecitando in tal senso chi (governanti, Banca Mondiale, Fondo Monetario Internazionale, mondo della finanza,…) ha il potere di influenzare gli scenari economici futuri. Pertanto la Campagna per la riduzione del debito è un segno che solleva un problema morale, prima che tecnico.

Il dott. Luca Jahier, segretario del Comitato ecclesiale per la riduzione del debito, ha ripercorso la storia del debito. Nel 1973 la prima crisi petrolifera portò alla quadruplicazione del costo del greggio sui mercati, con la conseguente impennata dell'inflazione e la immensa disponibilità di capitali per i paesi produttori. Capitali che finirono nelle banche europee e USA e che furono prestati al basso tasso del 5% ai paesi poveri. Il Sud del mondo incamerò così grandi somme che non furono usate per migliorare i servizi e favorire lo sviluppo ma per acquistare prodotti del Nord : armi, beni di lusso, prodotti agricoli,…Ciò causò alle economie locali dei dissesti che presto sarebbero divenuti catastrofici. Nel 1978 la seconda crisi petrolifera spinse i creditori ad aumentare i tassi dal 5% al 30%, mentre gli USA quadruplicarono e più il costo del dollaro: queste due misure fecero scoppiare la crisi del debito, al punto che Messico e Brasile nell'82 si dichiararono insolventi. Per salvare le banche creditrici i governi del Nord intervennero accollandosi la più parte dei debiti e assicurandosi così gli utili derivanti dal pagamento degli interessi sul debito. Da allora il debito estero ha condizionato pesantemente le possibilità di sviluppo dei paesi poveri: con i piani di aggiustamento strutturale il FMI li ha costretti a tagliare le spese sociali, ridurre i salari, aprire alle multinazionali, privatizzare. Mentre le somme pagate in interessi finivano per superare ampiamente l'ammontare del debito stesso.

Oggi la spirale del debito va rotta: non solo per motivi etici, perché non è giusto che i paesi poveri finanzino quelli ricchi; ma anche per ragioni di convenienza. Infatti una situazione in cui la percentuale dei poveri aumenta sempre più rischia di diventare incontrollabile e il Nord finirà per non avere più partner economici. Bisogna puntare a cancellare il debito estero associando strategie efficaci per combattere la povertà. La campagna della CEI vuole che il debito rimesso dall'Italia nei confronti di Zambia e Guinea si tramuti in un fondo di contropartita che promuova investimenti per lo sviluppo e la promozione umana in questi due paesi africani, scelti tra i più poveri.

La Sen. Patrizia Toia , ministro per le Politiche Comunitarie, ha sottolineato la dimensione della responsabilità che investe tutti i cittadini, oltre che i governi dei paesi. L'Italia, frontiera dell'Europa verso l'Africa, deve interpellare i partner della UE e del G7 perché vengano imposte delle regole sui capitali speculativi e non produttivi che, così come sono gestiti, possono mandare in rovina uno stato. Ciò è possibile perché l'Italia sta recuperando un suo spazio a livello internazionale. Il nostro paese dà la disponibilità a completare l'azzeramento del debito nei limiti previsti dalla legge finanziaria. (Luigi Togliani)

 

Convegno "... come noi li rimettiamo ai nostri debitori ..." - Il testo e le relazioni complete sul sito della Caritas di Mantova

  

 

 


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