11/12-03-2000 - Convegno su La Venerazione del Preziosissimo Sangue di Gesù a Mantova ed esposizione straordinaria dei Sacri Vasi

 


Basilica gremita per i Sacri Vasi

Fedeli da tutta la diocesi per l'esposizione straordinaria del Giubileo

Il Preziosissimo sangue di Gesù Cristo? Il suo filo rosso si dipana lungo i secoli nei quali è stato conservato. Ma non è solo nei Sacri Vasi, ieri esposti straordinariamente per tutto il giorno e verso i quali la devozione dei mantovani rimane viva (durante la messa nella basilica concattedrale non bastavano i posti a sedere): il sangue di Cristo, ha ricordato nell'omelia monsignor Egidio Caporello, pastore della chiesa mantovana, «è nei cristiani. Perchè lo Spirito effuso, più che a grandi segni, somiglia quasi ad una trasfusione di sangue». «Il regno di Dio è vicino» dice Gesù nel vangelo di oggi: Dio non è fuori, ma dentro di noi, nel segreto della nostra coscienza, nella quotidianità delle nostre giornate, nell'onestà, nella carità».
«Siamo in Sant'Andrea - aveva esordito il vescovo - nella memoria del ritrovamento della 'reliquia': ma per ritrovare Cristo stesso nei segni della sua presenza reale: il Vangelo, l'Eucaristia, il nostro prossimo. Un ritrovamento nel segno della sua promessa, quella lasciata durante l'ultima cena: 'vi lascio la pace'. Il primo segno della pace, dell'alleanza con Dio con l'umanità, è l'arcobaleno lasciato a Noè dopo il diluvio (così il brano di Genesi proposto dalla liturgia della prima domenica di quaresima); a Mosé Dio fece costruire un'arca; 'ma con Gesù'», ha sottolineato il vescovo «è la chiesa il luogo ove si riversa la magnanimità di Dio».
Una chiesa che, quasi in contemporanea, col papa in San Pietro si mette in umiltà davanti a Dio per purificare la memoria, pellegrina che espone le sue piaghe allo Spirito perché le fasci e rassereni il mondo.
Una chiesa in cui Cristo ripete: «Dove andate, in quale direzione? Cos'è la vostra vita se non la orientate verso Dio, se non tenete la direzione con coerenza, disponibilità e fedeltà? Un labirinto? Credete al Vangelo, a me: facciamo strada insieme».
Il volto di Cristo davanti al quale ancora monsignor Egidio Caporello chiede di esaminare la propria coscienza è conciliante e rassicurante, come quello dipinto dal Mangegna e riprodotto sulla copertina della sua lettera pastorale sul giubileo: «non abbiate paura, sono io!», «non è successo nulla... alzate e cammina... va' a casa tua... ripresentati alla comunità».
Nella quaresima di questo anno santo il suo è dunque un invito a riscoprire la letizia, anche nel confessionale, per arrivare alla Pasqua con uno sguardo nuovo: tra marito e moglie, nelle famiglie, nella comunità, nel paese, nell'intero mondo, con uno stile ed una onestà di vita che non siano offensivi, con un'economia più giusta e fraterna.
«Di tutto questo non possiamo godere da soli: siamo chiamati ad esserne testimoni», nelle responsabilità di cristiani e cittadini, investendo con sveltezza la sensibilità, sensa perdere tempo, senza essere sedentari: perché «il tempo è compiuto», ripete Gesù nel Vangelo, è questo il tempo propizio. Come detto la celebrazione è stata seguita da numerosissimi fedeli. Basilica affollata anche nel pomeriggio per la messa vespertina che è stata seguita dalla riposizione dei Sacri Vasi nella cripta. L'esposizione si ripeterà - nel rispetto della consuetudine - il Venerdì Santo.

Simone Zacchi 

 

 

 


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