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Basilica gremita per i Sacri Vasi
Fedeli da tutta la diocesi per
l'esposizione straordinaria del Giubileo
Il Preziosissimo sangue di Gesù
Cristo? Il suo filo rosso si dipana lungo i secoli nei quali
è stato conservato. Ma non è solo nei Sacri
Vasi, ieri esposti straordinariamente per tutto il giorno e
verso i quali la devozione dei mantovani rimane viva
(durante la messa nella basilica concattedrale non bastavano
i posti a sedere): il sangue di Cristo, ha ricordato
nell'omelia monsignor Egidio Caporello, pastore della chiesa
mantovana, «è nei cristiani. Perchè lo
Spirito effuso, più che a grandi segni, somiglia
quasi ad una trasfusione di sangue». «Il regno di
Dio è vicino» dice Gesù nel vangelo di
oggi: Dio non è fuori, ma dentro di noi, nel segreto
della nostra coscienza, nella quotidianità delle
nostre giornate, nell'onestà, nella
carità».
«Siamo
in Sant'Andrea - aveva esordito il vescovo - nella memoria
del ritrovamento della 'reliquia': ma per ritrovare Cristo
stesso nei segni della sua presenza reale: il Vangelo,
l'Eucaristia, il nostro prossimo. Un ritrovamento nel segno
della sua promessa, quella lasciata durante l'ultima cena:
'vi lascio la pace'. Il primo segno della pace,
dell'alleanza con Dio con l'umanità, è
l'arcobaleno lasciato a Noè dopo il diluvio
(così il brano di Genesi proposto dalla liturgia
della prima domenica di quaresima); a Mosé Dio fece
costruire un'arca; 'ma con Gesù'», ha
sottolineato il vescovo «è la chiesa il luogo
ove si riversa la magnanimità di
Dio».
Una chiesa che, quasi in contemporanea,
col papa in San Pietro si mette in umiltà davanti a
Dio per purificare la memoria, pellegrina che espone le sue
piaghe allo Spirito perché le fasci e rassereni il
mondo.
Una chiesa in cui Cristo ripete:
«Dove andate, in quale direzione? Cos'è la
vostra vita se non la orientate verso Dio, se non tenete la
direzione con coerenza, disponibilità e
fedeltà? Un labirinto? Credete al Vangelo, a me:
facciamo strada insieme».
Il volto di Cristo davanti al quale
ancora monsignor Egidio Caporello chiede di esaminare la
propria coscienza è conciliante e rassicurante, come
quello dipinto dal Mangegna e riprodotto sulla copertina
della sua lettera pastorale sul giubileo: «non abbiate
paura, sono io!», «non è successo nulla...
alzate e cammina... va' a casa tua... ripresentati alla
comunità».
Nella quaresima di questo anno santo il
suo è dunque un invito a riscoprire la letizia, anche
nel confessionale, per arrivare alla Pasqua con uno sguardo
nuovo: tra marito e moglie, nelle famiglie, nella
comunità, nel paese, nell'intero mondo, con uno stile
ed una onestà di vita che non siano offensivi, con
un'economia più giusta e fraterna.
«Di tutto questo non possiamo godere
da soli: siamo chiamati ad esserne testimoni», nelle
responsabilità di cristiani e cittadini, investendo
con sveltezza la sensibilità, sensa perdere tempo,
senza essere sedentari: perché «il tempo
è compiuto», ripete Gesù nel Vangelo,
è questo il tempo propizio. Come detto la
celebrazione è stata seguita da numerosissimi fedeli.
Basilica affollata anche nel pomeriggio per la messa
vespertina che è stata seguita dalla riposizione dei
Sacri Vasi nella cripta. L'esposizione si ripeterà -
nel rispetto della consuetudine - il Venerdì
Santo.
Simone
Zacchi
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