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«Oggi si è adempiuta la scrittura che avete udito con i vostri orecchi»: Gesù riferisce a sé le parole di Isaia («Lo Spirito del Signore mi ha mandato a predicare un anno di grazia») appena lette nella sinagoga di Nazaret.
E' l'anno «sabbatico» che riprende il significato originario del sabato ebraico, avrebbe spiegato il vescovo nell'omelia: Dio che riposa nel giardino e si intrattiene con noi, incantandosi: «Sono mia immagine somigliantissima, sono cosa assai buona». Ma l'immagine si deturpa: l'uomo chiude, ancora oggi, la porta a Dio e al giardino. «Eppure Dio continua a mostrarci il suo volto paterno e indulgente, e ci promette la domenica senza tramonto, il tempo favorevole, aperto, compiuto, oggi proclamato nel Giubileo. Un anno di liberazione, sociale prima di tutto, ma che per essere tale deve essere prima interiore. Per gli ebrei la grazia era la ripresa della proprietà: riprendiamo proprietà di noi stessi! Era il rientro nella propria famiglia: rientriamo anche noi, e lì ritroviamo il prossimo, e nel prossimo il volto di Dio! Eppure continuiamo ad avere paura di Dio, a pensare di poterne fare a meno, a rimanergli indifferenti. E di fronte al continuo perdersi, al nostro procedere a tastoni, Dio risponde alla domanda di Filippo: 'Mostraci il Padre e ci basta' nel Figlio fatto uomo». «A 20 secoli da quel giorno beato, l'esordio della nostra redenzione» proclamava un diacono dopo l'ingresso in cattedrale «La chiesa celebra un giubileo, anno di riconciliazione, di salvezza, di pace».
«Dio nessuno l'ha mai visto» spiegò monsignor Caporello nell'omelia: «è nel Figlio che Dio ci dice tutto ciò che ha da dirci. Il prologo di Giovanni ci invita a semplificare la nostra fede, a contattare il mistero attraverso Cristo. Il verbo si è fatto carne, la luce è venuta nel mondo ma le tenebre non l'hanno accolta: anche noi rischiamo di non riconoscerlo come cuore pulsante della nostra vita, della nostra famiglia, della nostra idealità politica. Ma a quanti l'hanno accolto ha dato grazia su grazia: ha rivelato il Padre». Simone Zacchi
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