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Nel 1533, Federico Gonzaga, ormai signore della zona, decise di promuovere un radicale rifacimento dell'oratorio, come risulta dall'epigrafe che si può ammirare sul pilastrino sinistro dell'entrata. Nasce da qui l'attuale edificio da alcuni attribuito a Giulio Romano. Frequentato sia dai veneti che dai mantovani, questo santuario associa, come altri, espressioni popolari (l'origine, la frequentazione, lo stesso nome) e riferimenti illustri (l'elegante interno e il suo nobile committente). E' dedicato a Maria, qui onorata come la Madre del Re, quindi come Regina, in trono, con scettro e corona, ieraticamente frontale secondo l'immagine che un tempo si aveva della regalità. Il titolo regale è attribuito alla Madre di Dio da tempi remoti, come attestano antiche preghiere (Salve Regina, Regina coeli, l'ultimo mistero del rosario, le litanie lauretane) e le numerose raffigurazioni pittoriche dell'incoronazione nella gloria del paradiso. Rimane sottinteso, tuttavia, che il titolo di Re spetta propriamente soltanto a Gesù Cristo; la regalità di Maria ne è soltanto una analogica partecipazione, esprimente la sua eccelsa dignità tra tutte le creature. Peraltro, anche e anzitutto nel Figlio suo la regalità va intesa non secondo le forme in cui si è storicamente modulata tra gli uomini, ma nel senso espresso dalla Bibbia, per la quale la regalità di Dio si manifesta non nel comandare o castigare, ma nella sovrana libertà di amare e di perdonare. Se ne può concludere: pensare e rappresentare Maria come Regina vuole essere un semplice, affettuoso atto di omaggio all'eccellenza di Colei che i fedeli venerano come la Madre comune.
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