Castel d'Ario
Parrocchia Assunzione della Beata Vergine Maria
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Piazza Sagrato, 7 |
Ab. 3828 |
Castel d'Ario, al margine orientale della provincia di Mantova, sul confine veneto, è un paese dalla storia antica e dai nomi vari. Nel 1082 l'imperatore Enrico IV lo donò al vescovo di Trento, così che il luogo fu a lungo chiamato Castellaro Trentino. Due secoli dopo, i Bonacolsi, e dal 1328 i Gonzaga, ne ottennero la subinfeudazione, controllandolo di fatto come loro proprietà fino al 1708, quando ritornò ai vescovi di Trento.
Dopo l'avventura napoleonica, Castellaro venne cancellato come feudo e riconosciuto territorio della provincia mantovana di cui condividerà le sorti. Nel 1867, subito dopo l'annessione al Regno d'Italia, cambierà il nome in Castel d'Ario, su suggerimento del Carducci, che volle così onorare la costruzione più antica e forse originaria del luogo: il castello, sorto - si disse - sull'antica fortificazione del centurione romano Ario.
L'800 fu il secolo più ricco di fermenti: dall'arruolamento spontaneo di garibaldini alle proteste contadine, dalle posizioni anticlericali del giornale locale "Il Pellagroso" e del camevale in Quaresima - poi diventato la "Bigolada" - alle opere e associazioni umanitarie.
Nel '900 emergono talenti in vari campi: lo scultore Giuseppe Menozzi, il letterato Francesco Pinelli, il campione automobilistico Tazio Nuvolari, per ricordare solo i più conosciuti.
Attualmente, il paese supera di poco i 4 mila abitanti, ma la parrocchia ne conta poche centinaia in meno, dal momento che non comprende la frazione di Villagrossa. L'incremento naturale è nettamente negativo (i nati sono la metà dei morti), mentre il rapporto immigrati-emigrati è bilanciato. Fra gli immigrati un terzo sono extracomunitari, con regolare permesso.
Le attività, tradizionalmente agricole, sono oggi superate da quelle artigianali e industriali, grazie a vari insediamenti nel settore alimentare e dell'abbigliamento sportivo. Così la metà della manodopera impiegata proviene da fuori paese.
Le scuole, dalla matema alla media, sono frequentate da circa 350 alunni; gli impianti sportivi sono stati recentemente potenziati e dispongono di un grande palazzetto dello sport. Nonostante la presenza della Biblioteca comunale, di un Centro sociale e della Pro loco, non riescono a decollare attività culturali significative.
Tuttavia, da qualche anno opera l'Associazione "Arcobaleno", a favore dei ragazzi disabili, mentre l'Avis si mostra più dinamica e il nuovo Comitato della solidarietà, che raggruppa quasi tutte le associazioni locali, serve da stimolo e da collegamento per varie, importanti iniziative.
La chiesa parrocchiale, dedicata a Santa Maria Assunta, fu costruita verso la metà del '700. Neoclassica nella facciata, tende internamente al barocco, pur mantenendo un'elegante sobrietà. Nell'abside furono collocate, già a fine '700, le tre grandi pale del pittore veronese Gian Domenico Cignaroli, mentre l'affrescatura attuale di tutto l'interno risale alla fine degli anni '30 ed è opera del pittore veronese Giuseppe Resi.
Dal 1969, parroco di Castel d'Ario è don Enzo Verrini (classe 1930); nei giorni festivi (la frequenza alla Messa domenicale si mantiene attorno al 23%) può contare sul prezioso aiuto di don Giuseppe Rubini.
Numerosi sono i gruppi parrocchiali: catechisti, amici dell'oratorio, Caritas, animatori di attività formative, ricreative e sportive. L'impegno maggiore riguarda la cura della liturgia e dei gruppi di preghiera, la formazione religiosa, attraverso il catechismo dei ragazzi e i centri d'ascolto per adulti, e la sensibilizzazione alla condivisione cristiana delle necessità e dei problemi delle persone più bisognose. (Gabriella Mantovani)
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